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30/05/2020

Polyptoton / πολύπτωτον a cura di Elena Giulia Abbiatici – Conversazione con Mariagrazia Pontorno

Grafia Raddi (fonte per Mariagrazia Pontorno, 7 settembre 1829)

ELENA GIULIA ABBIATICI: Come è stato calarti nella storia di un scienziato di un tempo lontano e com’è far rivivere dentro di te queste storie? Qual è l’elemento che ti spinge ad avvicinarti a questi soggetti e ti conferma l’intento di perseguire lo studio dei loro archivi, in un tempo personale che sorvola l’io cartesiano, entra in una dimensione che appartiene alla storia del mondo, e si ricolloca in altri individui?

MARIAGRAZIA PONTORNO: In tutti i miei lavori c’è un riferimento al passato, e spesso il tramite è proprio un protagonista dell’epoca a cui mi collego. Una specie di intermediario, che permette di umanizzare tale contatto. In verità di questi personaggi ciò che mi interessa non è la dimensione privata, ma quella intellettuale, quella parte cioè che l’uomo dona al mondo, che mette a disposizione di tutti, e che può rendere immortali. Non l’anima, ma l’animo, in una dimensione laica e scientifica. Per questo forse mi affascina, perché il pensiero vince il tempo, trasmigra di epoca in epoca, è una forma fisiologica di virtualità, oltre che scintilla immortale, se la curiosità degli altri la rende viva. Niente di metafisico, eppure straordinario, dal mio punto di vista. Nel caso di 7 settembre 1829 – l’opera selezionata da Elena Giulia Abbiatici per Something Else-Off Biennale del Cairo – ho voluto scrivere una pagina di diario mai messa su carta dal naturalista Giuseppe Raddi, perché appunto morto il giorno prima. Per realizzarla ho usato la grafia dello stesso Raddi e informazioni vere, che ho attinto dal suo diario e dalle lettere. La grafia è una specie di impronta della nostra psiche, perché è unica, come l’impronta digitale. Però è frutto di un processo intellettuale ed esperienziale, quindi davvero è l’immagine della mente di una persona. Devo dire che queste poche righe mi hanno emozionato molto, percorrendo prima col mouse e poi con il pennino a china le curve della grafia raddiana, ho tentato di restituire il senso e i sacrifici di una vita dedicata all’indagine: spero siano un inno alla vita, alla voglia di scoprire e guardare avanti, al senso stesso dell’essere uomini, nello spirito di Raddi e di tutti coloro che non ringraziamo mai abbastanza per il contributo dato al sapere. Anche in questo caso il rapporto tra realtà e finzione è labile, ciò che sembra non è, ma potrebbe essere stato, e soprattutto, in un’epoca di fake, riproducibilità digitale, opinioni della porta accanto, è falsificabile. Quindi direi che questo lavoro è un omaggio alla conoscenza, ma anche un monito rispetto al rigore degli studi scientifici, e alla troppa facilità con cui si esprimono pareri della porta accanto su questioni su cui spesso non si possiedono gli strumenti e l’autorità per farlo.

Mariagrazia Pontorno, 7 September 1829

Trascrizione della pagina del diario in italiano:
Il Cairo è ancora la città delle Mille e una notte, non ostanti le rovine accumulatevi dalla barbarie. Torno contento d’aver­’io al fin raccolto quattrocento cinquanta nuove specie vegetali, tutte serbate nella mia memoria e da trasferir sui cartellini. Quanta gioia l’aver trovato nei contorni di Rosetta le due Ninfee Lotus e Caerulea, e che dire del seme di trifolium alexandrinum, che qui riesce tanto bene, ed è quasi l’unica pianta a pastura che si coltiva in tutto quanto l’Egitto. È tempo di giungere dunque verso casa e aprire la finestra del mio scrittoio, ritrovare le mie Camelie, i miei Libri e le Piante venute da Palermo e dal Brasile.
Il giorno 7 Settembre 1829

Mariagrazia Pontorno (Catania, 1978) vive e lavora a Roma. Dal 2004 insegna Progettazione Multimediale e Applicazioni digitali per le arti visive nelle Accademie di Belle Arti. La sua ricerca artistica è focalizzata sull’uso dell’animazione 3D, così da ri-creare immagini che rimandano alla vita quotidiana e allo scorrere del tempo. Il 3D è un linguaggio che le permette di evocare paradossi visivi: ciò che sembra familiare, sicuro e conosciuto improvvisamente appare distante, estraneo e perturbante. Grazie all’uso di sofisticati software di video-animazione, l’artista ricostruisce in modo realistico scene il cui confine tra realtà e finzione appare labile e immateriale, doppi artificiali il cui scarto con il corrispettivo analogico dà vita a cortocircuiti dello sguardo.
Il suo lavoro è stato esposto in musei italiani e internazionali tra cui: MACRO, Roma; MAXXI, Roma; Biedermann Museum, Donaueschingen; Stadtgalerie, Kiel; MLAC, Roma; Museo di Castel Sant’Elmo, Napoli; Art Center, Thessaloniki; Museo Riso, Palermo; CIAC, Genazzano. E in gallerie private e spazi no profit come: Monitor, Roma; Lithium Project, Napoli; Murat 122, Bari; ISCP, New York; HSF, New York; casa Musumeci Greco, Roma; Passaggi Arte contemporanea, Pisa;
Fondazione Noesi, Martina Franca.

Progetto all’interno di
Something Else – Off Biennale Cairo
(Chief Curator: Simon Njami; Direzione artistica: Moataz Nasr)
Polyptoton / πολύπτωτον
a cura di Elena Giulia Abbiatici
Opening: 1 Novembre 2018
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Durata: 1 Novembre – 15 Dicembre 2018
Sede: Darb1718, Cairo
Brodbeck & De Barbaut, Sara Enrico, Ryts Monet, Mariagrazia Pontorno, Marta Roberti, Serj, Emilio Vavarella