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09/12/2019

Lidia Bachis nei mondi

due

Se dovessi cercare indietro, dovrei arrivare fino a Chagall. Più che di Bosch e della popolazione di nuovi esseri, infatti, si tratta esattamente del volo. Volo letteralmente. Non l’affastellamento di esseri ma la capacità di poter pensare sopra le nuvole. Favole e pittura sono, e possono essere, la rappresentazione scenica della mente, forse drammatica: da drama + acta, che tecnicamente, sarebbe esattamente azione e scena. Da azione scenica procedo fino a rappresentazione consumata di pittura e sensazione. Tuttavia è immaginario, più che immagine, che si fa mondo pittorico. Come tale è attraversabile, con la mente più che con il corpo. Con i pensieri è quasi apparentato, e da questa strada si avvicina alla letteratura, campo letterario di cui conosce i sintagmi e la necessità di entrare una volta per sempre in una soglia. Una soglia è un frastagliamento tratteggiato, lo disegneremmo così: una serie di linee spezzate, che, ad un suo certo livello, escludono il mondo di qua. Pittura del racconto dunque sarebbe limitativo, direi piuttosto: pittura e racconto. Qualcosa accade o è accaduto, sembra fuor di dubbio, ma ne siamo sicuri davvero? Noi, di qua dalla tela, non abbiamo tutti gli elementi. Quello che ci rimane è lo still, il fermo immagine che ha un dopo e che ha avuto un prima, una momento fissato della narrazione che lavora con noi a inglobarci. Tutto è insieme in una consapevolezza ferma e direzionata. Non escludiamo la presenza di volti noti, come nel sogno tutto è mescolato e dato per acquisito, ma i volti sono un avvicendarsi della memoria il cui legame con la realtà è talvolta interrotto.
Secondo Lynch la cosa meno importante di un thriller è il colpevole. Sono in effetti gli stati dell’animo, la tensione, il ritmo della letteratura e del cinema, che danno le atmosfere e con esse la sensazione estetica di essere via. Un altrove, lo si è detto, da qui, riconoscendo quindi un qui ed un altrove, come luoghi separati che hanno in comune tutti gli elementi: i volti, i paesaggi, le leggende apparentate.
Pittura di atmosfere, dunque, ma aggiungerei pittura di rese sentimentali. Ci deriva da sentimenti antichi, sedimentati, oramai trasformati in icone e luoghi comuni, arcaicizzati, e da questa strada atavici.
È una storia che viene raccontata ai bambini davanti ad un focolare, tra le scintille a il caldo sprigionato, tra le castagne e una bevanda calda. Una storia che intimorisce ma che poi fa chiedere come va a finire. Quella stessa storia raccontata anni dopo dai bimbi ormai grandi ha perso il finale, nessuno lo ricorda più. Ma non ha perso il suo essere avvincente avvicendarsi di eventi sorprendenti. Questo perché è l’immagine sentimentale ad imporsi, la resa sensazionale del mondo che ingloba anche il dettaglio. I gesti, i movimenti delle figure e il loro sguardo, il confronto tra loro, il primo piano, il piano che fugge, sono una grammatica di armi, un linguaggio che si fa immediatamente colore e linee, e da questa strada astratta, si fa luogo.
I libri letti camminano con parole nel piano che fugge e tutto sedimenta in una nuova maniera, con colori e vita.

mangaka -tec mista su carta 2009

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