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26/08/2019

Maya Derren vs Le streghe

maya

La visione prende spunto dall’installazione di Duchamp preparata per l’allestimento dell’Esposizione Surrealista del 1942 a New York e composta da sedici miglia di corda, che tanto aveva colpito Maya Derren. Tuttavia l’artista ne fa surrealmente composizione personalizzata. Si allontana dalla suggestione-ragnatela-labirinto-ostacolo di Duchamp per approcciarsi ad un nuovo senso di ragnatela. La corda diventa la culla delle streghe. La loro visita (delle streghe) ti lega e imprigiona. Le streghe, si dice, imparano a volare dopo essere state legate. Sono toni quasi da thriller-horror, precursori di Lynch. Qualcosa è accaduto, qualcosa accade, ma chi sono i protagonista, chi è l’uomo, chi la donna? Cosa sta accadendo? Diremmo quasi che non importa. Le sensazioni sono forti, i toni intensi. c’è di più: è la storia delle storie. Narra come le cose accadono, come si ripetono, come si perde il senso di cosa sono le cose stesse. Il senso è parzialmente anche nell’assenza di contesto, che pure è il contesto irrazionale dell’arrivo delle streghe. Il ragionamento è affaticato ma liberato, se abbiamo la pazienza di un occhio, libero a sua volta, potremmo dare al sentimento tutta la centralità e dimenticarci di ragionare. Serve un’occhio che possa percuotere le cose senza appoggiarsi, senza dondolarsi, un’occhio vibrante riemerso dalla stabilità del familiare che accondiscende e tranquillizza, abbandono per tuffarsi nell’interno delle nostre paure.

Deren ‹dìrën›, Maya. –  1917 –  1961), attiva negli USA, dove giunse nel 1922. Autrice di studî d’estetica filmica (An anagram of ideas on art, form and film, 1946), oltre che di ricerche sui riti vodù, si dedicò al cinema sperimentale influenzando non solo le esperienze underground degli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche la produzione industriale. Tra i suoi non molti cortometraggi, in cui, accanto all’interesse per la danza e il movimento, sono notevoli il gusto per le atmosfere oniriche, la ricerca di immagini soggettive e l’uso sofisticato dei movimenti della macchina da presa: Meshes of the afternoon (1942); At land(1944); A study in choreography for camera (1945); Meditation on violence (1948); The very eye of night (1959).

da http://www.treccani.it/enciclopedia/maya-deren/