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24/08/2019

Rivedendo La Casa Muda

lacasamuda

La casa muda è un film horror uruguaiano del 2010 diretto da Guastavo Hernandez. Rivedendolo mi sono messo a pensare a Nodo alla gola, The rope, di Hitchcock. Probabilmente a causa del piano sequenza unico, della durata di tutto il film. Anche se in realtà pare siano due piani sequenza. Una zona di buio amalgama il cambio e divide la scena.
Il film è pensato come se avvenisse. Spiego meglio: come se avvenisse tutto davanti, tutto adesso. La durata parrebbe equivalere alla durata della visione. Il tempo invece, scopri seguendo la trama, è contratto. La storia narrata inizia la sera, attraversa la notte e si conclude di mattina. Tutto senza che mai la telecamera abbia lasciato la scena. Né dissolvenza, nè montaggio a far percepire il tempo passato. Il tempo dunque passa diversamente dal tempo di visione. È il tempo a cui siamo abituati con il cinema e rischiamo di non farci caso. È il tempo della narrazione cinematografica, tempo standard, ma infine tempo percepito. Tempo bergsoniano.

C’è un dato, non irrilevante. La telecamera si trova quasi sempre a fianco alla protagonista. Non è stabile a inquadrare la scena, come nel capolavoro del maestro del thriller, ma cammina con lei. È una telecamera leggera, per l’esattezza è una Canon EOS 5d Mark II ad alta definizione. La leggerezza mi sembra percepirsi.
Cammina a fianco e in alcuni momenti si identifica con gli occhi di uno degli attori che guarda la protagonista, per poi scindersi schizofrenicamente nel vuoto e inquadrare anche i sopra-citati attori.
Quello che avviene ne La casa muda, in definitiva, avviene forse davanti e parzialmente nel cervello della protagonista, in una sorta di visione scissa. Lei si scinde, si vede e contrae il tempo, viene da pensare. Dunque si vede guardata. Questo viene anche suggerito. A tratti, diremmo, guardata forse da qualcuno in particolare.
Oppure, mi viene da pensare, mi sa che ero io… siamo noi che la guardiamo e ci contraiamo assieme al tempo, identificandoci e allontanandoci da lei, come se stessimo guardando il film, come se la nostra visione fosse qualcuno dentro alla storia.