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24/08/2019

Dots di Norman McLaren

FIG-11-Dots-Norman.-McLaren-1940

“Nel mio rapporto con il film ho sempre cercato di conservare la stessa vicinanza e intimità esistente tra il pittore e la sua tela. Ciò è abbastanza difficile da realizzare nel cinema poiché quel che separa il pittore dal risultato finale è solo un bastoncino di legno con un ciuffo di peli all’estremità, mentre nel cinema di animazione una complicata somma di processi ottici, chimici e meccanici disturbano l’intimità creando influenze negative, frustrazione e ostilità tra l’artista e il prodotto finale”

L’opera di McLaren, corso di storia e critica del cinema, anno 1980-81

a cura di Bastiancich

Il film è stato realizzato interamente senza l’uso di apparecchiature tecniche, con una penna e un po’ di inchiostro. Non venne utilizzata la cinepresa per riprendere le immagini e non fu usato alcun microfono per registrare il suono.

I disegni sono eseguiti in sequenza naturale, su pellicola trasparente 35mm, iniziando dal primo fotogramma del film e proseguendo senza interruzioni fino alla fine. I suoni furono ottenuti tracciando una serie di punti e di brevi linee a lato del medesimo pezzo di pellicola. Dots, se preso nei suoi tempi, aveva anche una portata rivoluzionaria, dimostrava come fosse possibile realizzare un film libero da grossi finanziamenti, abbassando le spese. Dots rese tuttavia necessaria l’invenzione di un apparato che mostrasse la posizione dell’immagine precedente, fu inventata e costruita da McLaren in collaborazione con il National Research di Ottawa.

Cominciare dal primo fotogramma e lavorare fino alla fine in sequenza naturale gli permise di improvvisare e di avere un contatto diretto con il dettaglio e con l’insieme. Le piccole dimensioni rendevano inoltre difficile disegnare immagini complesse. MacLaren considerava questa limitazione salutare, poiché spingeva a fare i conti con l’azione. Egli ci racconta “con la tecnica standard di animazione si da vita ad un mondo statico, con la tecnica del disegno diretto su pellicola si rallenta a velocità di osservazione il mondo del moto frenetico, ovvero si da l’impressione di vedere il pensiero se il pensiero fosse visibile.”