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22/08/2019

I Video-Diari di Jonas Mekas

Jonas-and-Fred-Astaire

I video-diari di Jonas Mekas iniziano e non finiscono mai. Non vanno considerati solo come scorci rappresentativi, racconto di qualcosa, testimonianza della vita, di una storia (diari). Nemmeno soltanto come operazione artistica estetica tout court, sebbene operazione artistica sia. Entrambi i fattori camminano in un pensiero peculiare. La forma è sempre contenuto e qui lo è nella misura della sua disinvoltura. In senso stretto c’è la vita che scorre, il tempo che passa, ma non solo. Sono, è vero, il diario di un momento, talvolta o spesso di niente, significativo nel suo essere scorcio banale, ma al contempo e sopratutto, rimangono tranche de vie più o meno rilevante di questo poco e quotidiano che ci avvolge. Non solo annotazione, appunti, schizzi, ma anche racconto. Vi si svolgono convegni e vi si ritrovano momenti qualsiasi delle cose accadute. Amici incontrati, cene, passeggiate, considerazioni.
Accade quindi che il tempo passi sulle nostre vite, e che la testimonianza del quotidiano venga estrapolata in un suo scorcio. Questo elemento non è irrilevante. Ha delle differenze sia con le operazioni reality come quella del grande fratello che con l’arte pop.
Dal pop in particolare di Warhol si distingue tanto quando il fumetto si allontana da Liechestein. Anzitutto nella misura in cui il fumetto è pop più pop dell’arte pop, perché è quotidiano. Il fumetto è di vasta diffusione e lascia che i personaggi vivano quotidianamente in delle architetture. Con questo si misura il video diario, più che con la composizione da quadro. Allo stesso esatto modo non è il nulla dei film di Warhol che passa sopra il quotidiano perché questi (i diari) si svolgono invece di innalzarsi. Nessun piedistallo simbolico, nessuna cornice dell’eterno, che porta tutto verso la paura di morire. Ecco invece che lo scorrere è “dispiegato”: portato verso un quotidiano più (ma anche meno) significativo. In entrambe le operazioni, tuttavia, tutto si ripete, e tutto è diverso nel suo ripetersi.
Da questa strada i video diari procedono per poi distanziarsi anche dal peculiare niente su cui si basa la gara chiamata Grande Fratello (o affini). Anche lì tutto passa sopra i protagonisti ma in quella, essendo una gara, diventa necessario trovare qualcosa che sia campo di vittoria o sconfitta. Gara di nulla in cui bisogna diventare qualcosa per trovare appigli di valutazione, su cui stilare una classifica. Perdendo questo si perderebbe la necessità di questo qualcosa.

Tuttavia i video-diari fanno anche il conto anche con grandi referenti. Appartengono alle lettere, a Goethe o a Foscolo. La differenza è ancora nell’assenza di trama, perché nella vita vera non è detto che accada qualcosa, o almeno, non qualcosa con un inizio, uno svolgimento e una fine. Sono davvero in corso d’opera. Le menzionate operazioni lo fingono soltanto. Lo stesso si potrebbe dire dei Mockumentary.
I video diari sono consueti ma sono unici e uguali, come la vita nel suo ripetersi e distanziarsi. Pezzettini di qualcosa che sono qualcosa, perché la vita è qualcosa. Non troppo, non tutto, non niente: qualcosa.

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