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04/05/2019

Birifrangenza di Giovanni Lo Castro – Solo Exhibitions – di Carlotta De Martino

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Birifrangenza di Giovanni Lo Castro offre alla mente puzzle di possibilità: visionare molteplici percorsi, sentieri che curvano, molteplici rifrangenze di luce che colpiscono con ordine accidentale e accidentato. Al contempo, rimanere nella contemplazione della grammatica che costruisce e costituisce questo puzzle.
Insorgono frammenti di riflessi di vetri rotti e acque scosse da energia senza fonte.
Nell’agire artistico di Lo Castro, non appare relazione con un possibile gesto primario di rottura di un presupposto equilibrio, ma si apre un percorso di meraviglia all’interno di un mondo già frammentato.
Una realtà, la nostra, frastagliata, dove tutto è osservabile e tutto diventa un filtro ottico di luce, di psiche, di neuroni. Perdiamo la dimensione spaziale di infinitamente piccolo e infinitamente grande che ricopre la distanza tra pensiero e azione. Le linee mentali e spaziali sono mosse, sfumate, labili, ma esistono. Si muovono nel caos, che in questo caso, è mera astrazione; sanno dialogare con esso per domarlo e farlo rientrare in percorsi intellettivamente leggibili.
La nostra visione incarna essa stessa un filtro tra un’anima primordiale che non è data, e la nostra relativa realtà.
Il filtro di Giovanni Lo Castro, che sia sovrapposto o partecipe della composizione, è un divincolarsi in una melma che in parte conosciamo, ma senza il timore della sua letale densità.
È un ordine richiesto, difficile, ma sempre necessario.
È l’ esigenza delle molteplici visioni, senza punti di partenza.
È un labirinto senza entrata e senza uscita. Lì dove, però, una soluzione non serve sia pensata né raggiunta.
È un ritrovarsi in un sogno, libero da gabbie, con la sola esigenza di esplorarne i luoghi che ha da offrire alla mente.
Ci liberiamo del bisogno di chiarezza perché ormai conosciamo la natura delle realtà sovrapposte.
Gli imbuti di luce e di immagini sono sotto-realtà; sono volti già distorti, già sconvolti, ma che hanno abbandonato la paura.
Sono stagni che nascono già agitati da cerchi concentrici che si modificano e si plasmano.
Nella raziocinante moltitudine di cocci, ci sembra di non esser più schiavi di bende, sovrapposizioni, interpretazioni, bisogni. Osserviamo e continuiamo a perderci.