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28/02/2019

Katia Pugach – Una lettura

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Testo di Oreste Casalini

IN PROJECT ROOM AL MACRO ASILO 5-10 MARZO 2019

Katia Pugach è nata nel 1981nella città di Sebastopoli, nella penisola della Crimea, quando questa faceva parte dell’Unione Sovietica, qui ha studiato e ha fatto le sue prime esperienze come artista.
Ha poi vissuto e lavorato a Parigi in Francia, a Los Angeles negli Stati Uniti, poi per un lungo periodo a Mosca in Russia, e infine a Roma in Italia dove è di base oggi.

Questa origine, a cavallo di tempi e realtà diverse, segna profondamente la sua immaginazione, il suo modo personale di essere artista. Il contrasto e la necessità di un nuovo equilibrio sono il vero cuore del lavoro.
Per la generazione dei russi post-sovietici la ricerca di una nuova definizione di identità, e quindi anche di tradizione, è una necessità centrale. Non in senso conservativo o reazionario come si potrebbe intendere in occidente, ma in senso edificante, di edificazione del sé, di rimessa in circolazione di valori comuni ad una radice spirituale che 70 anni di dittatura comunista non sono riusciti a cancellare.
Cresciuta parallelamente allo sviluppo del web globale, Katia oggi fa parte di una generazione di artisti cosmopoliti che parlano diverse lingue e hanno fatto esperienze in diversi luoghi del mondo, costantemente connessi al sistema di comunicazione globale, aperti ad idee e punti di vista apparentemente lontanissimi.

Il suo temperamento è sperimentale ma profondamente connesso a una radice classica. Orgogliosamente russo ma aperto al mondo, in una profonda relazione con realtà diverse e lontane.
L’equilibrio tra gli opposti è il segno distintivo di tutte le sue opere, da una parte un’antica conoscenza acquisita per esperienza diretta, la ricerca e la cura del momento creativo, profondamente spirituale, alchemico, trascendentale, dall’altra, una coscienza ultramoderna, pop, iper-connessa alla rete globale, un universo di immagini e tecnologie che sono lo stato presente dell’essere nel mondo.
Il legame, che tiene insieme tante esperienze diverse, è un senso religioso di appartenenza, un senso della sacralità dell’arte che Katia Pugach propone in tutte le sue opere. Cura e profondità sono il suo messaggio, in un profondo legame con la natura. Il suo profondo senso dell’equilibrio è il centro che guida ogni scelta, un desiderio di unità nella precarietà, di ricomposizione dei frammenti che diventa un senso religioso di ri-unione, una possibile nuova comunione con la natura delle cose. L’eleganza delle sue scelte, la perfezione formale delle opere, non sono sufficienti a spiegarne il fascino. Ogni lavoro appare come una sorta di miracolo laico, una tensione di forze in un nuovo inaspettato equilibrio; pietre che non dovrebbero reggersi in piedi, piante che crescono sottosopra, puri funghi bianchi che spuntano dalla gomma nera di pneumatici usati.

Le sue installazioni esprimono un senso di comunità, sono il risultato di esperimenti e ricerche compiute con senso di unità e profondità, eventi fatti per coinvolgere, che richiedono di credere in quello che prima si pensava impossibile.
Accanto ad una costante produzione di disegni, pitture, collage e fotografie, Katia Pugach ha sviluppato una idea originale di lavoro artistico come messa in scena di tutto un processo creativo. Opere che, a partire da una intuizione poetica, si sviluppano come organismi naturali, diventano ambiente, si propongono come una reale esperienza da vivere in una sorta di rito di trasformazione. Una idea alchemica di arte come espressione totale, che coinvolge tutti i sensi in un generale processo di identificazione tra arte e vita.

In molti lavori un principio di stratificazione è alla base della crescita di alberi, funghi, e soprattutto di cristalli, è il principio di una indagine sulla relazione tra spazio e tempo. Un metodo applicato a tecniche diverse come collage, fotografia o pittura ad acquerello. E’ la chiave per una rivelazione lenta, una forma svelata in livelli sempre più complessi, potenzialmente infiniti.

Questi principi sono anche alla base di Axis Mundi, l’installazione che propone oggi al Macro Asilo, dove la ricerca di un temporaneo equilibrio con la gravità, quindi con l’intero pianeta e l’universo, ci mostra come il tempo e lo spazio sono interconnessi e reversibili. Queste opere sono la dimostrazione di come la pratica dell’arte sia la chiave per rompere il velo delle convenzioni e costruire immagini nuove, ibride, dove la migliore tradizione artistica europea trova nuova ispirazione in tecniche e visioni inaspettate.

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Axis Mundi è una installazione/performance basata puramente sull’equilibrio degli elementi. Colonne di bicchieri contenenti del liquido azzurro sono mantenute in perfetta verticale grazie al solo equilibrio, cioè al perfetto allineamento con l’asse terrestre. La forma della composizione è composta di romboidi, citando in qualche modo la “Colonna senza fine” di Brancusi, una ‘colonna celeste’. L’’Axis- Mundi’, tema che si ritrova nella mitologia di diversi gruppi etnici come credenza arcaica, precristiana è una forma che evoca il simbolismo di ascesa nello spazio infinito, al di là del mondo umano.

Message in a bottle è una azione/composizione basata su un ‘equilibrio instabile. Alcune bottiglie contenenti liquido colorato sono messe in equilibrio in specifici punti al di sopra di una tela bianca adagiata sul pavimento. Quando l’equilibrio viene spezzato il liquido contenuto nelle bottiglie si riversa sulla tela dipingendo stratificazioni di acqua e pigmento.

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Message in a bottle è anche un esperimento; in alcune bottiglie verranno fatti crescere dei cristalli che probabilmente nel corso della crescita romperanno l’equilibrio dei pesi facendo di conseguenza precipitare la bottiglia riversando il suo contenuto sulla tela.