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29/01/2019

Riflessioni su Polyptoton / πολύπτωτον a cura di Elena Giulia Abbiatici – Conversazione con Ryts Monet

Ryts Monet, Migrant, Golden Meteorite

ELENA GIULIA ABBIATICI: Cosa percepisci di avere in comune con lo Spazio e con l’oro?

RYTS MONET: Qui potremmo veramente andare a finire in dei vaneggi o in delle cyber-speculazioni… ma diciamo che la fascinazione per l’oro è sicuramente legata al valore simbolico che tutti gli attribuiamo, alla preziosità del materiale e al suo valore, assolutamente assodato. La fiducia che diamo agli oggetti, ai materiali, è la stessa che possiamo attribuire ad un opera, non è qualcosa che ha un valore per la sua funzionalità, ma appunto ha un valore ipotetico. Per quanto riguarda la questione dello spazio, beh, la prima reazione che ho avuto quando ho letto il testo di fisica sulla formazione dell’oro (RIOT) è stata di meraviglia e stupore, la successiva è stata quasi deludente, ho pensato che in verità il tutto è assolutamente speculativo (aldilà del valore scientifico), poichè tutto ciò che esiste sulla Terra, compresa la Terra stessa, è un agglomerato di molecole che si sono unite ed evolute. Per cui, pensandola in questi termini tutta la storia dell’oro non ha alcun senso, quindi il valore che gli attribuiamo andrebbe forse ricercato nella storia dell’evoluzione dell’uomo. Ad ogni modo, il rapporto con l’oro e i meteoriti ha per me un ulteriore livello di lettura, mi piace l’idea di aver realizzato un lavoro con un materiale che proviene da un posto indefinito nell’universo. La forma del meteorite è la conseguenza dell’impatto con l’atmosfera e con la superficie del pianeta, i piccoli crateri o la forma irregolare sono dovuti alla fusione del metallo in attrito con l’atmosfera, considero quei segni come la prova dell’impatto e dello scontro tra due forze. Mi piace inoltre pensare che Migrant sia un lavoro eseguito a tre: lo spazio aperto ha fornito il materiale, la Terra la gravità e l’atmosfera e io la doratura.

Shot from MAYBE YOU WILL WIN, solo show of Ryts Monet at SRISA Art Gallery for Contemporary Art, Firenze, Italy, curated Pietro Gaglianò

Shot from MAYBE YOU WILL WIN, solo show of Ryts Monet at SRISA Art Gallery for Contemporary Art, Firenze, Italy, curated Pietro Gaglianò

Migrant –  Golden Meteorite di Ryts Monet fa collidere la corsa all’oro come minerale prezioso con l’uso dell’oro come colore sacro e celeste nell’arte dal Medioevo fino al tardo barocco. Alcune ricerche scientifiche sostengono che l’oro sarebbe arrivato sulla terra con una pioggia meteoritica di 3.8 miliardi di anni fa. L’artista ha galvanizzato un meteorite ritrovato a Campo del Cielo in Argentina 4000 anni fa, per simulare quell’antico episodio e restituirgli un significato sacrale. Gli antichi egizi ebbero un ruolo importanitssimo nell’attività estrattiva. Il papiro delle miniere d’oro è considerato la più antica mappa geologica del mondo: risale al 1150 a.C. ed era stato preparato per una spedizione di scavo inviata da Ramses IV. Custodita nel Museo Egizio di Torino, è stata ritrovata in una tomba nella West Bank di Luxor e rappresenta la Wadi Hammamat, una valle non lontana da Abu Zawal. Migrant è un totem di ricongiunzione fra il Cosmo e la Terra: un conglomerato prezioso di metalli nato dal collasso dei nuclei di stelle. Luminoso, fermo e addormentato.

Progetto all’interno di
Something Else – Off Biennale Cairo
(Chief Curator: Simon Njami; Direzione artistica: Moataz Nasr)
Polyptoton / πολύπτωτον
a cura di Elena Giulia Abbiatici
Opening: 1 Novembre 2018
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Durata: 1 Novembre – 15 Dicembre 2018
Sede: Darb1718, Cairo
Brodbeck & De Barbaut, Sara Enrico, Ryts Monet, Mariagrazia Pontorno, Marta Roberti, Serj, Emilio Vavarella