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08/01/2019

Riflessioni su Polyptoton / πολύπτωτον a cura di Elena Giulia Abbiatici – Conversazione con Marta Roberti

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ELENA GIULIA ABBIATICI: Dove pensi che sia l’Eden? Dove lo collochi e come avevi iniziato a pensare a queste mappe?

MARTA ROBERTI:
Proprio di ciò che ignoriamo, desideriamo ricercare e in questo processo possono esserci momenti di intuizione. Non sento questa tematica esaurita nel mio lavoro, e forse solo ora che mi ci avvicino in modo più diretto mi accorgo che stava già percorrendo sotterraneamente il mio lavoro.
Mi ci sono avvicinata in modo consapevole durante la mia ultima residenza in Cina ad aprile di quest’anno. Ero stata invitata insieme ad altri artisti cinesi nello Yunnan, una regione all’estremo ovest della Cina. Una zona che poteva assimilarsi ad uno di quei luoghi che definiremmo ‘paradiso terrestre’, prima che una real estate iniziasse a costruirne la parodia in cui mi ritrovavo in residenza: un complesso di ville attorno ad un lago artificiale, con prati artificiali, rocce artificiali, ovvero un paesaggio ricostruito come se fosse appena uscito da un lifting chirurgico, in cui qualsiasi traccia di selvaggio era stata eliminate o addomesticata. In quel contesto mi sono resa conto di essere proprio nella concretizzazione dell’idea più banale di Eden: una natura completamente controllata ed estetizzata, che provoca quel senso di disagio che uno prova davanti a un barboncino con la messa in piega e il piumino. Questa residenza in cui ero ospite si chiamava Eden, e ciò rende evidente quanto il mito originario della nostra cultura sia divenuto un iperbolico motivo pubblicitario globalizzato. Mi sono chiesta se anche in Cina ci fossero dei miti che parlassero di un tempo e uno spazio da intendersi come stato di innocenza dove avesse vissuto una natura umana incorrotta. Mi sono resa conto che pur esistendo una mitologia analoga, i cinesi avevano era preferito appropriarsi del mito del giardino dell’innocenza già dal 1920 quando un certo Tsen Tsan Tsai pubblicava un libro intitolato “The cradle of the human race”, in cui aveva disegnato la mappa del mondo collocando L’Eden in Cina, dopo aver letto attentamente la Genesi.
Dopo aver visto questa dell’Eden in Cina ho cominciato a rivolgere il mio interesse alle mappe in cui nel medioevo e in epoca moderna si era ossessionati dalla volontà di localizzare questo illocalizzabile.
Rispondendo alla tua domanda non saprei dove localizzare il paradiso terrestre, ma sono certa che esso si trovi all’estremità opposta dei luoghi che denominano se stessi ‘Eden’, che sono la messa a nudo dell’ossessione per la purezza, l’incontaminato e la levigatezza dell’anima glabra contemporanea che teme i peli, le impurità e le imperfezioni analogiche.

MartaRoberti, Paradise Lust, Eden map 3

Paradise Lust (che fa il verso al poema di Milton) di Marta Roberti consisteVA nella riproduzione delle mappe del mondo miniate presenti nelle ventisette copie sopravvissute del Commentario all’Apocalisse del monaco e teologo spagnolo Beato di Liebana, scritto nell’ottavo secolo e trascritto e illustrato tra il decimo e l’undicesimo secolo. L’Eden, come mitologico giardino della pace perduta, viene riprodotto dall’artista per sottolineare una comune nostalgia e un comune desiderio di un mondo paradisiaco, innocente e felice, anche in territori dove questa felicità sembra stata colmata dalla ricchezza. Sono mappe che offrono una rara visione della comprensione geografica del mondo post – romano e indicano l’Eden nell’odierna Armenia

Progetto all’interno di
Something Else – Off Biennale Cairo
(Chief Curator: Simon Njami; Direzione artistica: Moataz Nasr)
Polyptoton / πολύπτωτον
a cura di Elena Giulia Abbiatici
Opening: 1 Novembre 2018
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Durata: 1 Novembre – 15 Dicembre 2018
Sede: Darb1718, Cairo
Brodbeck & De Barbaut, Sara Enrico, Ryts Monet, Mariagrazia Pontorno, Marta Roberti, Serj, Emilio Vavarella