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22/12/2018

Conversazione con Fabio Pulsinelli di Giulia Domenici

pulsinelli

Se sognare può far male anche quando le condizioni sembrano essere favorevoli

Stella cadente al 100%

Il kit contiene:
n° 1 cielo stellato
n° 1 luna visibile
n° 1 filo trasparente per appendere la stella
n° 1 stella 100% cadente composta da 33 pezzi.
Montaggio ad incastro.
n° 1 rotolo di nastro adesivo
n° 1 mattonella su cui posizionarsi ad occhi chiusi e testa
alta per guardare la stella 100% cadente.
n° 1 cerotto curativo per la ferita provocata dopo la
caduta della stella sulla fronte del sognatore.

G: Dove l’acqua riposa era il tema della mostra collettiva in cui presenti questa opera. Si può dire quasi ti appartenga in pieno. La prima cosa che mi viene in mente, guardando le tue opere è la capacità di travestirle di lirismo. Si può dire quasi che ti poni di fronte a un problema e cerchi di trovare delle piccole soluzioni a quelle che sono per te le difficoltà psicologiche dell’uomo nell’affrontare il sociale.

F: Quello che cerco di fare nel mio lavoro è fornire delle piccole soluzioni a dei grandi temi che fanno parte dell’esistenza umana: fragilità, sentimento, paura, insicurezza, mediocrità. Queste fasi ci afferrano per mano quotidianamente e spesso non riusciamo a gestirle, ci sovrastano. Cerco di fornire strumenti apparentemente risolutivi. Le mie micro soluzioni, a volte banali, a volte complesse, spesso ironiche, sono una risposta pratica, credibile e allo stesso tempo ironica e surreale. Allora procedo proponendo strumenti/oggetti o kit, chiavi risolutive “fai da te”. Seguo lo stampo delle istruzioni di montaggio di un prodotto. Alla fine obbligano l’utente a mettersi in gioco più di quello che credeva.

G: Potremmo prendere come esempio l’opera esposta a T24 “Se sognare può far male anche quando le condizioni sembrano essere favorevoli – Stella cadente al 100%”, è proprio il kit di cui parli?

F: Esatto, con le istruzioni per il montaggio della stella cadente che ho esposto a T24 sembra tutto facile. Faccio finta di essere l’utente: sono a casa, tranquillo, nel mio salotto. Ho il kit per la mia bella stella con il materiale e le istruzioni; posso procedere. Una volta montata la stella cade ed esprimo il mio desiderio; si avvera. Sembra facile. È fatta. Alla fine, non funziona bene come previsto. Al potenziale utente dell’opera si presenterebbe il primo livello di frustrazione fin dall’inizio. Infatti, non c’è una perfezione geometrica nella composizione del prodotto, e non si riesce a montarla come dovrebbe. Andando avanti con le istruzioni, qualora l’utente si accontentasse della stella dalla strana forma, dovrebbe cercare di appenderla in modo da farla cadere esattamente sulla mattonella che fornisco. Una volta appesa la stella cadrebbe esattamente sopra la testa. Allora farebbe solo male; sarà possibile usufruire del kit di prima medicazione fornito. Questo è un kit che mette in relazione da un lato il sogno, dall’altro l’impossibilità di realizzarlo. L’utente si trova a dover decidere da quale parte stare e la soluzione sta proprio in questo, nel lavoro individuale che bisogna fare su noi stessi. Questa è un tema che mi interessa molto, il processo psicologico dell’essere umano. Fino a dove riusciamo a spingerci, quali sono i confini della nostra razionalità, quali della nostra psiche; cosa riusciamo a risolvere da soli e dove abbiamo bisogno di artefatti e soluzioni esterne.

G: La cosa che mi fa riflettere del tuo lavoro è la ricerca di un appiglio al quale pensi che sia meglio attaccarsi per bisogno di stabilità. È una cosa sulla quale hai riflettuto nel corso del tempo guardando alla società contemporanea o c’è qualcosa che ti ha colpito in particolare nel tuo percorso di formazione?

F: Diciamo che io sono molto appassionato di psicologia, chiaramente anche per motivi personali; questo mi ha concesso di fare una lunga serie di riflessioni e mi ha dato una chiave di lettura, una particolare vista prospettica del modo in cui viviamo, forse più analitica. La cosa che m’interessa in particolare è il confronto – e lo contestualizzo molto nella cultura italiana- tra quello che nell’essere umano è Puro e quello che è Condizionato. In Italia abbiamo una grossa base culturale legata alle tradizioni, alla magia; una serie di rituali e usanze alle quali capita di affidarsi. Nell’opera “Mettiamoci una pietra sopra” – che non è in mostra ma si presta al confronto- uso un modo di dire come titolo. Questo porta all’interno una serie di significati: ho esploso questo modo di dire, declinandolo da un problema molto piccolo a uno molto grande, da una pietra molto piccola a una molto grande; dalla perdita di una penna a biro, alla perdita di una persona cara. Quindi è un percorso che ho coltivato nel tempo e cominciato circa dieci anni fa. Ha contribuito una figura che voglio ricordare, Ernesto de Martino: in particolare un suo libro mi è molto caro “Sud e magia”. Parla del Sud Italia, delle pratiche magiche adottate in paesini sperduti che diventano parte della cultura, passando per tradizioni e generazioni, arrivando a mescolarsi con il credo religioso. Credenze popolari diventano modi di vivere e entrano completamente nella genetica di un popolo.

G: Questo interesse nei confronti della cultura italiana dell’antico in parte oggi è in contrasto con la società contemporanea. Non credi che si guardi con lontananza alle tradizioni di una volta?

F: No, io credo invece che siano ancora molto vive, radicate. Ricollegando il mio lavoro, quello che mi interessa è creare una relazione tra questi stadi. Parlando di tradizione, di modi di pensare e di vedere, metto al centro una tematica: il modo in cui li confronto. Attraverso un kit, un metodo d’oggi, vado a raccontare qualcosa che si lega al passato. Quello che m’interessa è la relazione, non ci sta affezione all’uno o all’altro. Siamo fatti di tanti parti semplici, primitive, ma non abbiamo più gli strumenti che c’erano un tempo per gestirle. Questo ci porta a istaurare relazioni in modo diverso da un tempo, forse in maniera meno autentica. Penso che un po’ tutti dentro viviamo questa frustrazione, come conciliare l’autenticità di una relazione con gli strumenti che abbiamo oggi.

G: La cosa che mi viene in mente ora, è la tua opera “La parte più bella la lascio a te – Stelle cadute con desiderio ancora inespresso” mi fa pensare a un desiderio ancora in potenza.

F: Esattamente. Quest’opera è un dono. Quello che cerco di raccontare è semplice. Le pietre in un angolo sono stelle cadute, stelle che hanno seguito il loro corso e completato la loro storia, ma non sono ancora state guardate da nessuno per essere espresse. È questa la parte più bella, no? Una stella caduta con desiderio ancora inespresso, è una stella viva, in cui si conserva il suo potenziale. Il mio dono è il potenziale racchiuso in qualcosa. Non deve essere propriamente una stella, è un messaggio.

G: Io lo trovo molto profondo e romantico. Ti ringrazio Fabio per averci fatto accedere, in parte, a te e alle tue riflessioni.

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