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15/11/2018

Conversazione con Davide Serpetti – di Chiara Ingrati

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Tu hai creato un lavoro specifico per la mostra “dove l’acqua riposa” che rappresenta una sintesi di una ricerca iniziata tempo addietro che ha come protagonista gli animali.

Il primo impulso è stato quello di creare un lavoro ad hoc per la mostra. Attraverso il dialogo costante con Fabrizio Pizzuto, siamo arrivati ad una conclusione sui procedimenti da adottare per i lavori in mostra. Lo aggiornavo continuamente senza che ci fosse nessuna imposizione da parte sua: il risultato è la sintesi di un discorso iniziato precedentemente.
Da questa estate ho iniziato a lavorare ad una serie di dipinti che hanno come protagonisti gli animali: il mio obiettivo e stato quello di creare dei catalizzatori emotivi di sentimenti e sensazioni umane. Quando ho saputo della mostra “Dove l’acqua riposa” ho cercato di immedesimarmi anima e corpo nel titolo della mostra e, combinandola con lo stato d’animo del momento, ho creato il dittico che rappresenta la sintesi di un lavoro che avevo già iniziato tempo addietro per la mostra di Pescara.
Nel dittico sono rappresentate delle carpe: nel primo quadro una da sola, nel secondo è rappresentata una coppia che può essere vista come il riflesso sull’acqua del primo. Il dittico parla delle relazioni: le carpe sono delle persone e, attraverso la metafora, ho cercato di parlare dei rapporti inter-umani. L’intento è stato di non ritrarre l’espressione facciale degli animali, così da farli diventare delle ‘sculture riflettenti’ nelle quali le persone potevano entrare e dare il proprio volto.

Infatti una parte della tua produzione artistica è caratterizzata dal ritratto

Si, ho iniziato a considerarmi un pittore nel 2013, dove ho cercato di avviare una ricerca basata sull’utilizzo delle mie conoscenze pittoriche con il fine di incanalarle in unico progetto che ha avuto la durata di un anno. Il titolo di questa serie si chiama “Waiting on a friends”, il titolo è ripreso da un brano dei Rolling Stones. In questo caso si è trattato di ritrarre delle persone dal vivo nel mio studio, trattenendole circa un’ora e mezza. La tecnica utilizzata mi permetteva di andare veloce e di fare un lavoro approfondito sulla luce, controllando i vari orari della giornata e i diversi livelli di illuminazione. Volevo partire da zero, come il tema classico del ritratto dal vero, e trovare me stesso tramite questa pratica severa e costante, settimana dopo settimana. Allo stesso tempo, volevo inserire l’elemento performativo, dando come margine di tempo quest’ora e quaranta in cui io dovevo finire il ritratto .
Essendo la mia una formazione a trecentosessanta gradi e avendo sperimentato nel mondo della performing art e del video, sono abituato a guardare il medium non solo come mezzo ma come fine: ciò mi ha portato ad inserire nella ristrettezza del ritratto dal vero questa ‘clausola performativa’ e dopo un anno questo lavoro è stato esposto in una collettiva alla galleria Giuseppe Pero a Milano. Da questa esperienza ho iniziato a capire che puntare su unico medium – nel mio caso la pittura – entrando in confidenza con le tecniche da utilizzare, mi permetteva esprimermi liberamente e di poter dire la mia. Da quel momento ho iniziato a fare sul serio..

Il rapporto con il tempo sembra essere una costante dei tuoi lavori, dal rigore del ritratto fino al dittico “dove l’acqua riposa” in questo caso pero sembra quasi che il tempo si sospenda

Parlando di tempo sospeso e facendo riferimento al dittico non posso non citare un lavoro fatto durante il periodo trascorso a Milano, ossia una performance documentata tramite video titolato ‘Tensione’. Nel video sono ripreso in un parco insieme ad una ragazza e ci guardiamo; nell’inquadratura io occupo il margine di destra mentre lei quello di sinistra. Le persone vivono il parco normalmente, ci sono animali che entrano in campo, in lontananza il traffico della città: l’unico elemento che varia è il sole. Avevo calcolato che il sole tramontava tra le 17.30 e le 18.00 di conseguenza ho voluto filmare questo momento della giornata e documentare il passaggio dalla luce al buio. L’elemento performativo è il sole che illumina e poi distrugge la scena andandosene e questo sta a simboleggiare che se in una relazione non c’è dialogo, questa è destinata a finire.

Questo lavoro mi fa pensare al video dell’Empire State building di Andy Warhol. Anche in quel caso l’elemento performativo è la luce ma, al contrario del tuo lavoro, l’essere umano viene annullato e la città diventa la protagonista. Nei tuoi lavori invece il filo conduttore sembra essere il rapporto umano.

Si, nella mia vita ho sempre cercato di approcciare una visione più ampia delle cose ma poi sono sempre finito a guardare al ‘micro’, ossia alla situazione fisica e individuale. Non riesco a ignorare l’apporto che ogni persona può darmi nella vita, positiva o negativa che sia. Le mie opere raccontano il mio vissuto e alla base del processo creativo vi è il tentativo di rendere la mia esperienza da individuale, universale per poi sottoporla ad uno sguardo nuovo, quello dello spettatore.

 

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Davide Serpetti è l’artista segnalato da Angelo Bellobono per la mostra in omaggio a Paolo Aita dal titolo “Dove l’acqua riposa”.

Davide è nato a L’Aquila nel 1990. Vive e lavora tra L’Aquila e Milano, dove ha studiato presso la NABA, Nuova Accademia di Belle Arti dal 2009 al 2012. Lavora principalmente con la pittura. Ha completato il MFA al KASK – The Royal
Academy of Fine Arts di Ghent nel 2015. Dopo essersi laureato con lode è stato selezionato come finalista per il Komask Prize con una doppia esibizione alla Royal Academy di Anversa e a Le Grand Curtius
Museum di Liegi.Nel Novembre del 2017 torna in Italia dove viene selezionato come unico artista per il progetto ResidenzaMuseo03, una residenza artistica nei Musei Civici di Imola, dove ha avuto luogo la sua prima personale in Italia. Successivamente viene invitato da Luigi Presicce a partecipare al Simposio di Pittura nella “Fondazione Lac o Lemon” a San Cesareo di Lecce. Nello stesso anno Serpetti ha il suo primo Instagram Show ne “Il Crepaccio” (progetto espositivo ideato da Maurizio Cattelan e curato da Caroline Corbetta). Da Gennaio a Marzo 2019 sarà tra gli artisti in residenza a ViaFarini a Milano.