Close

06/11/2018

Carte Blanche to Campoli Presti – di Marta Zandri

Group show at Patrick Seguin_Installation view 6_Campoli Presti

La visuale da una delle due grandi finestre della galleria Patrick Seguin di Londra è parzialmente ostruita da una serranda. Superata la soglia d’entrata dello spazio espositivo scopriamo che la struttura di alluminio a pannelli regolabili, opera dell’architetto e designer Jean Prouvé, varia la quantità di luce e ombra che investe le opere di Liz Deschenes e Cheyney Thompson, intervenendo attivamente sull’esperienza del visitatore. La mostra in corso si inscrive nel più ampio progetto Carte Blanche, in cui gallerie internazionali sono invitate a esibire a Londra e a Parigi negli spazi espositivi della galleria Patrick Seguin. Carte Blanche to Campoli Presti lascia spazio questa volta a una riflessione sul valore del tempo, portato a interagire diversamente con le opere dei tre artisti, che scelgono per l’occasione tre differenti mezzi d’espressione: architettonico, fotografico e pittorico.

Group show at Patrick Seguin_Installation view 5_Campoli Presti

Group show at Patrick Seguin_Installation view 4_Campoli Presti

Group show at Patrick Seguin_Installation view 3_Campoli Presti

Group show at Patrick Seguin_Installation view 2_Campoli Presti

Group show at Patrick Seguin_Installation view 1_Campoli Presti

Jean Prouvé partecipa all’esibizione con un elemento architettonico proveniente da un edificio costruito nel 1953 in Guinea. La serranda, progettata per ripararsi dall’afa delle estati africane, diviene una struttura mobile, un modulatore di luce che dialoga con lo spazio espositivo cercando il giusto grado di apertura e chiusura al mondo esterno. La luminosità dello spazio viene quindi determinata dall’inclinazione dei suoi pannelli di alluminio e va ad agire su ciò che lo riempie, attivando in particolar modo le superfici metallizzate delle opere di Deschenes.
L’installazione di Deschenes si costituisce di fotogrammi rappresentanti fioche luci notturne, sottoposti a trattamenti chimici e in seguito montati su supporti di alluminio. Essa si dispone sulle pareti laterali in una successione di pannelli dalla superficie rilucente e satinata, il cui valore riflettente rende l’opera mutevole, in balia delle variazioni dell’ambiente circostante. I fotogrammi di Deschenes si impegnano in un rifiuto delle limitazioni a cui la fotografia viene spesso costretta, riacquistando quella tangibilità perduta nell’epoca delle immagini fruite attraverso gli schermi e ottenendo proporzioni scultoree. Ne derivano opere contingenti, strettamente connesse al contesto espositivo, non solo perché prodotte in occasione della mostra stessa, ma perché capaci di influenzare il modo in cui lo spettatore si relaziona all’ambiente e di mutare al suo passaggio. E’ perciò la rilevanza data alla dimensione esperenziale il fattore determinante per afferrare la riflessione di Deschenes e il valore di opere il cui impatto visivo potrebbe sviarne la comprensione. L’artista strappa le sue immagini a un’idea di fotografia come scatto pietrificato nel tempo e fa sì che la temporalità acquisisca la stessa importanza che ritroviamo fra le tele di Cheyney Thompson, il quale scandisce con il colore lo scorrere dei mesi, dei giorni e delle ore.
Anche Thompson elabora una riflessione sul mezzo artistico, concentrandosi però sulla pittura e sovvertendone la processualità. La tessitura della tele di lino viene scansionata e ingrandita per essere trasferita su un nuovo supporto da cui l’artista può seguirne la trama e raccontare la storia del suo lavoro artistico inscritto nel tempo. Il Sistema di Colori di Munsell viene infatti riportato sulle pagine di un calendario, cosicché a ogni ora corrisponda un certo grado di luminosità, a ogni giorno una diversa tonalità e a ogni mese un differente livello di saturazione. Leggeremo perciò nelle colonne bianche il momento in cui il sole è alla sua massima altezza e nel complesso del loro alternarsi lo stesso tempo di produzione artistica, nonché i momenti di stasi e di lavoro più lento, in uno sviluppo creativo potenzialmente infinito.
Sia Deschenes che Thompson scelgono di relazionarsi alle caratteristiche costitutive dei supporti usati alterando lo schema imposto della loro produzione o percezione; eppure possiamo ancora riconoscere uno sguardo verso la tradizione, nella disposizione a dittico e trittico dei lavori e nella ferma conoscenza di tecniche della fotografia analogica e della pittura manuale. Il movimento seriale che caratterizza tutte le opere, infine, non fa altro che dare risalto allo scorrere del tempo, che rifluisce fra le lastre di alluminio di Prouvé, si tramuta in ombre mutevoli sui fotogrammi di Deschenes e prosegue scandito fra le macchie di colore delle tele di Thompson.

Info Mostra:
Liz Deschenes, Jean Prouvé e Cheyney Thompson
Carte Blanche to Campoli Presti
02 Ottobre 2018 – 10 Novembre 2018
Galerie Patrick Seguin London
45-47 Brook Street – Mayfair, London

http://www.campolipresti.com

https://www.patrickseguin.com/en