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27/09/2018

Conversazione con Simone Cametti – Media Montagna

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ph Mauro Cinaglia

Il titolo Media Montagna intreccia due coordinate concettuali: l’altitudine – mille, duemila metri sul livello del mare – dove Simone Cametti sviluppa molti dei suoi lavori, e il riferimento al movimento chiamato Nuovo Mattino, nato nei primi anni Settanta attorno alla figura di Gian Piero Motti, il quale aveva cercato di diffondere un nuovo modo di intendere l’alpinismo, depurandolo “di eroismo e gloriuzza di regime” per sintonizzarlo sui più vitali concetti di libertà, gioiosa accettazione dei propri limiti, trasgressione delle regole. (…)

Umberto Palestini

Sono molto interessato al lavoro che hai fatto sulla figura di Motti. Come ti sei posto per portare temi come la trasgressione e l’accettazione dei limiti, quindi un lavoro nato pensando al corpo, al fisico, al fiato, verso il campo estetico, rappresentativo?

Non è molto che conosco Motti, mi ricordo che durante una salita invernale, era il 2014 sulla Majella, stavo realizzando il progetto bandiere, e mi è passato per la testa di approfondire figure con idee simili a quella che stavo svolgendo in quel momento. Il progetto bandiere, è un progetto nato e sviluppato interamente di pancia, dove una forte attrazione per il luogo e una voglia di scontro con esso ha fatto si che si formasse l’idea di lavoro, probabilmente senza alcun legame con il sito. Avevo solamente il desiderio di sfidare per conoscere e resistere. Una volta tornato a casa mi sono messo alla ricerca, ed ecco spuntare Motti con un suo splendido libro, “falliti, ed altri scritti”. Il titolo, a mio avviso perfettamente coerente con tutto il pensiero che mosse successivamente il Nuovo Mattino. Bisogna enunciare la parola “falliti”, perché “qui” nessuno vince o viene mitizzato, è solamente un avvicinamento terreno e a se stessi, il saper ascoltare e godere del momento.

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La seconda domanda è sull’azione nel mondo dell’arte, in che misura questa passa dall’attore che compie l’azione alla fruizione? Ovvero cosa passa in donazione al guardatore?

Osservo il lavoro prodotto come un insieme. Mi è difficile valutare inizialmente la parte d’azione e la struttura di fruizione dell’opera: nasce un idea, che con il tempo si struttura in un progetto e prende piano piano forza e sicurezza. Bisogna infine produrla, e successivamente comprendere come presentarla al meglio. Mi viene a tal proposito in mente un progetto chiuso quest’anno dal titolo Bolide, l’idea era accendere un faro all’interno della periferia romana servendomi di tutta l’illuminazione di un grande Hotel abbandonato. Il lavoro è durato ben tre mesi, dove diverse volte a settimana entravo furtivo di notte all’interno dello stabile per ri-uscire la notte successiva. L’azione principale era smontare interamente tutta l’illuminazione del palazzo di dieci piani e collocarla all’interno di una stanza prescelta. In questi tre mesi passati a lavorare come elettricista dall’interno, cercavo di comprendere come rendere fruibile al meglio il lavoro: se presentarlo solamente in video, creare un’installazione luminosa all’esterno o produrre solo un lavoro fotografico documentativo. La risposta mi venne solamente una volta accesa l’installazione. In quel momento, mentre alzavo gli interruttori collegati ai 170 neon, ho compreso l’importanza del non dover tirar fuori nulla da quel luogo oltre che l’azione stessa. Era fondamentale per me che i neon rimanessero all’interno dello spazio. Il lavoro infine prodotto è una grande installazione composta da 7 monitor a parete, posizionati verticalmente, che raccontano con video i tre mesi di lavorazione all’interno dello spazio e fotograficamente le 6 accensione di Bolide più il buio.

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Simone Cametti Sito
Spazio K Sito

 

27 settembre 2018 / CAMBI DI ROTTA
Spazio K
Palazzo Ducale, Urbino
Simone Cametti
Media montagna
a cura di Umberto Palestini
27 settembre / 18 novembre 2018
inaugurazione, giovedì 27 settembre ore 18.00
www.gallerianazionalemarche.it