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19/09/2018

Paolo Assenza – Composizione

paolo assenza

COMPOSIZIONE – Finissage 20 settembre 2018 – Spazio Menexa

OSSERVARE – Apro gli occhi, vedo, se sono capace ad osservare, è chiaro. Potrei utilizzare la vista distrattamente, non mettendo a fuoco, o con quella confusione visiva che si può avere davanti ad un testo scritto in una lingua sconosciuta, in cui lettere che si susseguono non corrispondono ad un significato a noi familiare, ma all’eco di suoni e fonemi che a primo impatto ci appaiono indecifrabili. Una sensazione profonda di smarrimento, l’incapacità di de-codificare, come una menomazione al livello comunicativo da colmare. Ri-comporre un senso è il sollievo, la salvezza, l’approdo.

COMPOSIZIONE – I piani si susseguono uno dopo l’altro, dal primo all’ultimo in un preciso ordine: segni, profili, quinte naturali e cielo. Tutti soggetti al velo che l’aria avvolge intorno ai loro contorni, che sbiadiscono in velature d’ossigeno, sempre più rarefatti. I colori si disperdono lasciando il posto ad un grigio azzurro che riflette la luce e li sospende tra il cielo ed una terra di cui non si percepisce il limite, nell’immaterialità di quei toni che si mescolano tra loro.

CODIFICA – Misurando, che nel ripetersi dell’azione, incide schemi. Costruisce parametri di fattori da incrociare, sommare, distribuire, fino a ricostruirne nuove infinite versioni ad esclusività del puro atto ludico della mente che compone anomalie visive del tutto inventate ma verosimilmente associabili ad un qualcosa che potrebbe essere ma non è. Come davanti ad un nuovo alfabeto sconosciuto da decifrare. Comporre nel limbo tra il non visibile e il visibile sul limite ultimo di rottura delle associazioni che la mente può registrare.
Comporre, in questo spazio sottile, una danza vorticosa, che balla sulle note di un’orchestra scordata, e che si armonizza si equilibra e riordina autonomamente, nel semplice atto dello svolgersi, spingendo oltre il limite ad ogni nuova fouettés en tournant .

DETERMINANZA – come dèi muovono nel vuoto gesti ordinando lo scibile, dando le basi ad un impianto scenico per la rappresentazione, riti di edificazione, arrivando all’anima delle cose; si compone la breccia, quel vuoto dove si incunea il passaggio a un livello superiore, intimo, sottile, dove si congela il tempo di chi osserva e tutto in un alchemico sguardo diventa concreto.