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10/05/2018

Conversazione con Helidon Xhixha  – La superficie e l’ambiente

biennale venezia @catalogo Xhixha

Roberta Melasecca incontra per Pensiero Meridiano Helidon Xhixha Sun Yue

Nell’ansia di conoscenza delle dinamiche del mondo dell’arte, oggi abbiamo incontrato due protagonisti della scena contemporanea.
Helidon Xhixha, artista delle superfici riflettenti in acciaio, ha fatto parlare di sé per le sculture di luce ai Giardini di Boboli a Firenze, a Pietrasanta e alla London Design Biennale alla Somerset House.
Sun Yue, giovane direttrice del Riverside Art Museum di Pechino, è grande esperta in relazioni internazionali e in Contemporary Art Administration and Curatorship.
Cosa hanno in comune l’artista delle superfici riflettenti e una giovanissima direttrice di un museo d’arte.
Un evento dal sapore italo globale, come ultimamente lo ha definito il giornalista Gabriele Caramellino sulla rubrica Nòva del sole24ore: il Canova Prize 2018, un premio internazionale dedicato all’arte contemporanea che in questa edizione valica i confini nazionali e vola a New York.
La giuria – costituita da Helidon XhixhaSun Yue e poi da Angelo Crespi, giornalista, critico e curatore, Marisa del Re, gallerista e mercante d’arte, Alessandra Frosini, storica dell’arte e curatrice e Lucrezia De Domizio Durini, operatrice culturale e collezionista – selezionerà 50 opere tra pittura, scultura, installazione, fotografia, grafica, video e digital art che saranno in mostra al Pop Up Space di Broadway.
La giuria si metterà all’opera dopo la scadenza del 15 maggio.

 

Conversazione con Helidon Xhixha – Parte Prima

xhixha

 

Quale è l’elemento fondante della tua ricerca artistica, senza il quale tutto perde significato e con il quale tutto prende forma.
La ricerca sul materiale, nel mio caso l’acciaio inossidabile, è il filo conduttore della mia pratica artistica. Fin dagli inizi della mia carriera ho voluto esprimermi artisticamente con il metallo. La sperimentazione è iniziata con un tipo di materiale meno pregiato ma che si prestava ad essere facilmente lavorato per poi arrivare a raffinare la mia tecnica con l’acciaio inossidabile che diciamo ha avuto un certo atteggiamento di ribellione nei miei confronti ma che grazie a tanta passione e testardaggine sono riuscito a domare. Un’esperienza che mi porto ancora dentro e, ogni qualvolta mi accingo ad affrontare un nuovo progetto, mi dà coraggio. Forse uno degli esempi più recenti è la stata la mia esperienza con il marmo per la mia personale a Pietrasanta.

In quale modo le tue opere si relazionano con gli ambienti urbani e naturali nei quali sono installate e quale la loro genesi?
La relazione tra luogo espositivo ed opera è una delle mie personali ossessioni. Lo studio dello spazio circostante dove l’opera deve essere esposta inizia immediatamente, sia da un punto di vista storico che fisico. La superficie riflettente e specchiata della maggior parte delle mie opere permette allo spazio circostante di essere reinterpretato, distorto, enfatizzato e così via. Se si prendono in considerazione alcune delle foto del catalogo della mostra “Ordine e Caos” ai Boboli, si potrà facilmente notare come le bellezze dei giardini e i suoi colori, e soprattutto la sua particolare luce, divengono tutt’uno con le mie opere. In questo caso possiamo parlare di una fusione tra opera e spazio e l’effetto ottenuto amo chiamarlo la “Quarta Dimensione”, un portale verso un mondo fantastico.

Ti sei mai chiesto cosa il pubblico prova, pensa, immagina di fronte alle tue opere ed hai mai preso in considerazione la possibilità di un’opera partecipata?
Questa domanda va strettamente a correlarsi con la precedente. Non solo le mie opere tendono a fondersi con ciò che le circonda ma diventano quasi uno strumento di realtà aumentata o virtuali nelle mani del pubblico. Ricordo ancora nel visitare la mostra ai Boboli da me precedentemente nominata come soprattutto i bambini amassero non solo interagire con la loro immagine rifessa (spesso distorta), ma mi trovavo ad analizzare come spostandosi e muovendosi attorno alla scultura potessero scoprire di volta in volta un mondo magico e di fantasia. Il sorriso e la gioia sui volti di quei bambini mi hanno ripagato di tutta la fatica e i sacrifici di questi anni. Qui, come può ben immaginare, ogni singola mia opera è una collaborazione con chiunque abbia il piacere e la curiosità di avvicinarsi.

Helidon Xhixha nasce a Durazzo nel dicembre 1970. Figlio d’arte, trascorre la sua infanzia nello studio del padre Sali dal quale eredita una forte passione per le fine arts, ma soprattutto per la scultura. Mentre inizia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Tirana, decide di trasferirsi in Italia. Nel 1998, grazie ad una borsa di studio, ha la possibilità di frequentare la Kingston University di Londra e migliorare così le sue tecniche d’incisione, scultura e fotografia. Nel febbraio 1999, si laurea all’Accademia delle Belle Arti di Milano, Brera. Conosciuto nell’ambito accademico per il suo stile, sperimenta e realizza opere e sculture in acciaio inox con una tecnica innovativa. I suoi lavori continuano ad avere un ruolo importante nell’arena internazionale dell’arte. Innumerevoli sono le sue esposizioni in Italia e all’estero (Stati Uniti d’America, Dubai, Germania, Francia, Austria, Russia, Inghilterra, Principato di Monaco, Svizzera). Numerose sono le opere pubbliche e monumentali. L’arte di Helidon Xhixha rappresenta al tempo stesso un punto di continuità e di svolta nello scenario artistico internazionale. La tecnica adottata, la scelta dei materiali e il linguaggio plastico, che sempre più ha assunto connotati di originalità, fanno di questo giovane scultore tanto un prosecutore della grande tradizione del secondo 900 – quella che da Richard Serra porta fino ad Anish Kapoor – quanto un infaticabile ricercatore e innovatore.

 

Vedi intervista a Sun Yue

Vedi Sito Canova Prize