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23/04/2018

Mirabilia – Conversazione con Lidia Bachis e Andrea Alessi

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Andrea Alessi: “Mirabilia ed altri paesaggi”, come nasce questo titolo?
Lidia Bachis: Il titolo “Mirabilia, ed altri Paesaggi”, nasce dall’incontro con il Museo della città – civico e diocesano di Acquapendente, in particolare dalla visita/sopralluogo alla Pinacoteca di San Francesco.
La Pinacoteca, situata nell’antica sagrestia San Francesco, ospita numerose opere di arte sacra, tra cui la Vergine in adorazione del Bambino del Maestro Marradi, fonte di ispirazione per la costruzione della mostra.
Il primo impatto con lo spazio così fortemente connotato, ha dato origine a due sentimenti fortissimi e contrapposti: Mirabilia nella sua accezione latina è la consapevolezza di trovarmi in un luogo unico, diametralmente opposto al White Cube, lo spazio per eccellenza dell’arte contemporanea. Una sorta di contenitore ermetico che preserva le opere al suo interno per l’eternità, rendendole immuni ai cambiamenti esterni e alle diverse caratteristiche del tempo.
Il “paesaggio” è legato e richiama il cammino della via Francigena, di cui la città di Acquapendente, rappresenta la porta. Nelle mie ricerche ho scoperto che questo viaggio iniziatico, è stato fatto da numerosi personaggi illustri, il Marchese de Sade, Tolstoj, Angelo Poliziano, Petrarca, Cellini, un viaggio o meglio camminamento non solo fisico, bensì spirituale di conoscenza, iniziatico. Non potevo mancare ad un appuntamento con la storia.

A.A.: È la prima volta che espone accanto ad opere d’arte antica di carattere religioso?
L.B.: Si è la prima volta che il lavoro si confronta o si scontra, questo lo scopriremo in fase di allestimento, con l’arte antica. Ho costruito la mostra partendo da quelli che erano gli ostacoli, ma anche i punti di forza, dei quadri dominanti e il tema religioso, ho chiuso gli occhi e ho dipinto. La prima necessità è stata quella di aprire una finestra, uno spazio verso l’esterno; ho tentato di immaginare come si potevano sentire i francescani che vivevano in quel luogo, sono sempre stata attratta e affascinata dalla vita di clausura, da questa decisione razionale di tagliare con l’esterno. Così ho realizzato “Mirabilia ed altri paesaggi” un’opera composta da 41 tele ad olio, che corrono lungo due pareti del museo.

F.P.: Questa parte mi interessa, cosa accadeva alle immagini, in che modo la connotazione preesistente lavorava attorno alla tua poetica?
L.B.: La suggestione mistica dello spazio è molto forte, palpabile. Non si tratta solo delle opere preesistenti, lo spazio trasuda spiritualità, le mura dove in alcuni punti restano i segni di antichi affreschi, la consistenza delle stesse, il silenzio ovattato, è impossibile non venirne a patti. Ho lavorato seguendo un metodo, il primo passo è stato quello di svuotare mentalmente lo spazio, ho immaginato i lavori che vi si trovano come muri di un labirinto, girandovi attorno, avrei trovato l’uscita. Una volta in studio mi sono concentrata su due elementi la dimensione delle opere, e il colore. Una volta capito quanti lavori avrei portato e quanto spazio avrebbero occupato, mi sono concentrata sull’aurea cromatica. Ho usato una gamma ristretta, rosso, nero oro e bianco.
Il Regno di Emmanuel Carrère è stata la mia guida, “in un certo periodo della mia vita sono stato cristiano” scrive Carrère. Sicuramente la mia poetica d’ora in avanti non potrà prescindere da questa dimensione, ho solo sbirciato dalla porta, ma ne sono rimasta affascinata.

A.A.: Come mai ha pensato di esporre in un museo come quello di Acquapendente, quali sono stati gli stimoli che l’hanno indotta a produrre ben 44 opere inedite per questo territorio?
L.B.: Quando sono stata invitata a visitare lo spazio, conoscevo già il Museo, in seguito una visita approfondita e le ricerche effettuate sulla storia del luogo, mi hanno definitivamente convinta. Quando decido di imbarcarmi nella costruzione di una mostra, è naturale per me realizzare dei lavori ad hoc, non potrei mai, andare ed appendere solo quadri, mi piace confrontarmi, mettermi in gioco, costruire nuove dinamiche di visione, ribaltare i punti di vista. Caro Fabrizio , questa parte io la toglierei, sempre che tu sia d’accordo.

A.A.: La morte, la fede, la natura e l’onirico sono suoi temi ricorrenti. Ci spiega il perché di queste tematiche?
L.B.: Sono attratta dagli estremi e dagli opposti. La morte tema ricorrente nel mio lavoro, mi affascina da un punto di vista iconografico, è un classico, la sua rappresentazione resta invariata nei secoli, l’uomo la teme l’ha sempre temuta, ma non solo la morte fisica, la decadenza della carne, la morte simbolica, nei rapporti con la società, con il mondo che ci circonda, la morte che diventa abbandono, e ci rende vulnerabili e fragili.
La fede è un processo di costruzione, un cammino in cui veniamo instradati, alcuni lo seguono pedissequamente, ripercorrendo le orme tracciate dai propri genitori od avi, altri, la cercano in luoghi remoti, in altri paesi, vi si aggrappano con tutta la forza e la disperazione del vuoto. Come vedi ogni tema si ricollega strettamente l’uno con l’altra, diverse declinazioni sul tema. Così la natura e così l’onirico. La rappresentazione del reale è un esercizio che non pratico.

 

PER MAGGIORI INFO SULLA MOSTRA Mirabilia ed altri paesaggi (7 aprile – 30 settembre 2018)

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