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17/04/2018

Conversazione con Maurizio Savini

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Nel tuo lavoro il materiale usato, la tecnica, diventa strumento di analisi. Prende il soggetto scelto e lo sposta di contenuto. Questo in una certa misura accada sempre… un soggetto dipinto, scolpito fotografato o ripreso cambia di segno e di significato. Cosa accade ai tuoi soggetti e in base a cosa vengono scelti, prelevati dalla realtà e portati nel tuo mondo?

Non sempre il soggetto sposta il contenuto, se questo accade per “incidente” lascio che avvenga. Spesso i miei lavori hanno un patto di convivenza tra loro, una sorta di “sodalizio socialista”. Tendono ad aiutarsi, non sono mai degli elementi “individuali”, andrebbero contro il mio pensiero; infatti essi prendono in considerazione un cambiamento, un invito a vedere il mondo e le cose da “sbieche prospettive” mai frontali, mai longitudinali. Ordino al mio dizionario visivo delle parole che trovano un senso attraverso la costruzione del pensiero scritto, tra una messa in scena per volumi, dove si cerca di riordinare l’andamento dei comportamenti umani nei riguardi della natura, della distribuzione di ricchezze materiali considerate poi centro della nostra esistenza. Compongo e dispongo il mio lavoro come un costruttore di trappole, dove metto tutta la mia abilità per poterti incantare e poi “punirti”. Per punizione intendo quella profonda riflessione, un monito che l’immagine in secondo tempo ti trasmetterà ma dopo averti strappato un amaro sorriso. Il mio mondo è il vostro mondo ne più ne meno; è soltanto il punto di vista quella visione che prima chiamavo prospettiva sbieca o anche sovrapposizione.
Per questo utilizzo il chewin-gum. Questo è un momento in cui bisogna essere densi consapevoli di una stratificazione che modifica il soggetto lasciando leggibili soltanto i contorni. Oggi sembra che le cose e l’arte debbano perdersi nella loro superficialità, tutto sembra voler far credere che questo comportamento faccia parte di una strategia di pensiero, mentre in fondo non si fa che avvilire l’individuo rendendolo manovrabile creando così una forma d’intrattenimento da poter mostrare ai più disattenti.

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