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14/03/2018

Ultima Cena dei Nouveaux Réalistes 2/2

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Un senso. Modificare Milano (Milano come un oggetto Nouveau Realiste)

Restany in questo periodo criticava parecchio l’arte astratta e sottolineava la necessità di un approccio del reale più consistente. L’oggetto, ormai liberato da Duchamp, era libero di entrare nel mercato dell’arte in una maniera più sensata e più coinvolgente. Il gesto appropriativo, per Restany, crea problemi di legittimità, ma consente un transfert estetico dei valori (sembra di ricordare le posizioni di Baudrillard sull’arte che somiglia al vero, la quale carica gli oggetti veri di un valore transestetico). Il vero per Restany sostituisce il bello, il vero è però prodotto da un circuito di apparenze (questo scavalca Baudrillard); tuttavia avviene una presentazione in luogo di una rappresentazione. Ci si ricorda che per Hegel l’arte muore per liberare dal campo delle idee  il suo disagio poetico, non potendo diventare idea pura. Restany sostiene che il NR cerca proprio di dare valenza poetica all’oggetto industriale, il quale satura la società, liberata, appunto (da Duchamp). Il NR, per Restany, infine rappresenta un nuovo avvicinarsi percettivo al reale, e il reale soprattutto dal 1950 è l’oggetto di consumo. Barilli pur approvando le discendenze duchampiane del movimento parla di un idea del “togliere” nel dada e di un carattere più fortemente ironico, esiziale e negativo che apre piuttosto a idee quali quella minimal e quella concettuale, ma che è assente nelle proposte del NR. Invece le accumulazioni di Arman e Spoerri e le proposte del NR, hanno più a che vedere col futurismo e con la sua spinta dinamica verso la vita e verso la realtà. Per Barilli solo nel futurismo è presente il suddetto carattere positivo e accumulativo. Parla quindi di post-futurismo. A ben leggere Restany tuttavia, il carattere accumulativo, propositivo e dinamico del NR non è mai negato, anche se ne sottolinea più la vena ironica e contestataria. Gli viene incontro Spoerri in una intervista in cui parlando dei suoi precedenti di mimo, racconta di come il suo istruttore, che è il medesimo di Marcel Marceau gli abbia in primis insegnato che il movimento nel mimo non è dato dal movimento ma dalla pietrificazione, o, diciamo così dal fermo immagine, e paragona i suoi tableau piegè al mimo e alla scultura futurista, in cui variando i punti di vista sei costretto a girare attorno alla scultura creando così in essa un movimento… “je suis revenu alla fixation par contradiction” . In effetti lui vede i suoi quadri trappola come fissazioni, pietrificazioni dello scorrere della vita e soprattutto della vita quotidiana, infine come delle storie che potrebbe anche raccontare, il bicchiere in cui ha bevuto Arman e così via. Crispolti stesso  sottolinea discendenze dal futurismo.

Sebbene Chirici parli, con Benjamin, di città percepita solo in maniera distratta, che con gli happening viene finalmente vissuta e rivista, la manifestazione Ultima Cena mi sembra essere una sorta di happening in cui la città, gli spazi, gli oggetti, vengono analizzati “esteticamente”. Ovvero si tratta di situazioni in cui si accumulano gli scarti post industriali, si nascondono i monumenti, si dissacra l’oggetto cercando di portarlo “nella” vita. Questo piuttosto che non di percepire la vita artisticamente (come l’arte comportamentale, la body o la land) qui il senso è e rimane l’oggetto, nello specifico la città intera a far parte di un operazione di decostruzione, che vuole portare la città nella vita, nel senso profondo del vissuto, vissuto che è al di là della città stessa.

Restany parla per gli anni ’70 di Milano capitale europea, attenta alle vicende estere e all’attualità, visione condivisa a metà da alcuni critici italiani tra cui Barilli e Natali, che  invece sottolineano i problemi edilizi, politici e perfino culturali della città.
Barilli sostiene sia mancata nei confronti del pubblico qualsiasi preparazione didattica. Chirici e Natali gli vengono incontro parlando di una partecipazione del pubblico massiccia ma perplessa e spesso contestataria. Sebbene Restany sia di parere diverso riguardo al carattere contestatario della partecipazione, tutti però convergono in un ruolo quantomeno di riflessione della mostra nei confronti della cittadinanza. Inoltre viene contestata la scelta di un movimento Parigino di cui non sono state sottolineate le discendenze italiane (Milano si è occupata troppo poco del futurismo, dice Barilli).
Quasi tutti sostengono che la partecipazione del pubblico è stata coinvolta solo dal carattere goliardico, mentre spesso la domanda sottesa era invece se questa fosse davvero arte oppure no.

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