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14/03/2018

Conversazione con Guendalina Urbani

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Guendalina Urbani (1992) vive e lavora a Roma. Il suo lavoro oscilla tra la semiotica e la scultura allo stesso modo in cui oscilla tra la leggiadria e il pericolo. L’asprezza delle cose e la loro difficoltà ad esistere, nel contesto loro creato, si mescola alla ricerca della loro valenza estetica, lirica, poetica.
Una ricerca che ha le sue fondamenta nelle contraddizioni, in un carattere (del lavoro) nascosto in bella vista. Il gruppo mentale e scultoreo mostra un mondo che va parlato tanto quanto esperito. La composizione, svelandosi, si racconta alla mente. Gli accostamenti sono intrappolati alla loro vita insolvibile, alimentati dalla sperimentazione (esperienziale) della materia: materia pratica e materia rappresentata: rosa e acciaio, aria e piombo, uovo (nascita, vita, anima) e trappola.

Vedi Sito di Guendalina Urbani

– Abbiamo parlato, di leggiadria e pericolo, lirismo e asprezza… effettivamente e materialmente nei tuoi lavori troviamo elementi apparentemente contraddittori: rosa e acciaio, aria (palloncino) e piombo. Cosa significa per te accostare le contraddizioni?

Individuare le contraddizioni mi aiuta a comprendere meglio quella che potremmo definire una, tra le tante, condizioni oggettive della nostra vita, o stile di vita. L’atto di accostarle, o addirittura di fonderle in un unico oggetto, per me è il tentativo di farle vivere insieme concretamente, materialmente. Nello stesso modo in cui vivono insieme, spiritualmente, immaterialmente, dentro ognuno di noi.

– Da cosa parti per arrivare alla creazione di un oggetto, ovvero quali sono i referenti che più ti influenzano? Sono referenti visivi, o magari non so, letterari, poetici, filosofici, cinematografici etc.

– Direi che i referenti sono vari! Tutti quelli da te elencati, sicuramente. Poetici e musicali specialmente. Mi piacciono molto gli accostamenti improbabili, spesso contraddittori, di parole: “Acqua rotta”, “Sola compagnia” o “Buongiorno, Mezzanotte” ad esempio. Parole o aggettivi che apparentemente non possono funzionare vicini riescono invece a rendere alla perfezione un determinato stato.  Ma tendo anche a non trascurare l’attenzione e l’interesse per tante altre cose. Che riguardano la nostra vita ma che non hanno a che fare con l’Arte.

– Quest’ultimo punto mi interessa, come si trasforma un’esperienza in un oggetto? Cosa rimane e cosa si perde del punto di partenza?

– La “trasformazione” avviene a livello intuitivo, spontaneamente. Ciò che mi preoccupa di più è la resa finale dell’oggetto in questione, in quanto, ognuno di noi vive le sue esperienze e paradossalmente chiunque potrebbe creare in virtù del suo universo interiore. Ma riuscire a trasmettere con un solo oggetto, quindi comunicando solo a livello visivo, le proprie esperienze, sensazioni, agli altri può risultare molto complicato: Spesso mi servo di elementi appartenenti alla quotidianità, per creare un primo livello di conoscenza (conoscenza visiva) tra l’oggetto e il suo fruitore. Rielaboro questi elementi in varie discipline, in funzione di quello che vorrei comunicassero. Ciò che rimane dal punto di partenza è proprio il punto di partenza, che viene fermato in un oggetto. Quello che si perde dal punto di partenza probabilmente è la coscienza iniziale, che con il tempo muterà e ti parlerà diversamente di quell’esperienza, e di conseguenza anche dell’oggetto legato a quell’esperienza.

 

Aria indocile from Guendalina Urbani on Vimeo.