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26/01/2018

MOMA 1937: Fantastic Art, dada e surrealism (Alfred Barr IV/IV)

fantastic art

In questo caso il principio critico più che storico è meta-storico. Nel catalogo si può infatti trovare un Miracolo di S. Nicola di Bari di un anonimo italiano del 400, e via via, elementi distanti tra loro fino a giungere alle correnti dada e surrealiste vere e proprie, si tratta di una impostazione critica nuova, che offre al pubblico tagli interpretativi storici e trasversali. Dada e surrealismo inoltre completano anche il discorso teorico sulle avanguardie iniziato con la mostra Cubism and abstract art.
Nella mostra sono presenti sia quadri e sculture, cioè la cosiddetta arte alta, come anche disegni, fumetti, arte popolare, nonché oggetti, come i cucchiai dei carcerati per evadere (definite Arte Forma Fantastica). Vi sono sia foto di immagini-spot (la pubblicità di un azienda che mostra reggiseni volanti, che peraltro appare del tutto simile ad un bizzarro miracolo medievale), sia illustrazioni di manuali per vetrinisti. Molto interessante il Palazzo del Sogno, opera costruita da Cheval, un postino francese di Provenza, che nel giro di poste della mattina raccoglieva sassi; con questi sassi ha costruito un palazzo con le guglie. Si tratta, per così dire, dell’immaginario di una persona non colta: il palazzo, nel quale si può persino accedere è stato costruito in 40 anni, sasso dopo sasso. Un occhio molto attento viene dato alla comunicazione di massa, come il disegno di Walt Disney, ma anche come i modelli per formule matematiche e geometriche solidificate, cioè tradotte in 3D, che erano state fotografate a Parigi da Man Ray in un istituto.
Nella prefazione Barr sottolinea che è molto difficile fare il punto sul dadaismo e sul surrealismo perché sono entrambi in piena esplosione, ovvero sottolinea che la mostra, che prosegue idealmente il discorso sulle avanguardie storiche mostra piuttosto una tendenza del tempo e vuole essere testimonianza di un modo di concepire, di una maniera di sentire, proprio della propria epoca. Egli trova le origini di Dada nell’insoddisfazione del periodo della prima guerra e della ricostruzione e quelle del surrealismo in Freud e nelle tecniche dell’inconscio, nell’automatismo psichico, nella spontaneità del creare e nella dimensione onirica. Sottolinea che ci sono due maniere di intendere il dialogo con l’inconscio: la scrittura e la pittura automatica sono la prima (è il caso di Masson o di Mirò); e l’altra è rappresentata da quella pittura che pur non essendo automatica né di veloce fattura cristallizza le visione, foss’anche in tornite e scultoree dimensioni (come ad esempio Dalì e Tanguy). Si tratta della rinascita, come aveva già sottolineato nel catalogo della mostra precedente, di quel filone post-impressionista nato con Gaugin, proseguito con Matisse e che passando da Kandinsky e Klee viene un po’ accantonato dal cubismo e da tutto quello che segue al cubismo.
La mostra si suddivide in sette parti, molto chiarificante vederne nel dettaglio la composizione:
1) “Dal 15esimo secolo alla rivoluzione francese”, che mostra i prodromi, tutte le fasi precedenti alla tendenza vigente: Bosch, Bracelli, Arcimboldi, Huys, Piranesi, Hogarth.
2) “Dalla rivoluzione francese alla grande guerra”: in cui sono presenti Fussli, Blake, Goya, Delacroix, Grandville, Ensor, Redon, Carroll (col manoscritto di Alice nel paese delle meraviglie), Rousseau
3) “Pionieri del 20esimo secolo”. Per Barr sono: Chagall, De Chirico, Duchamp, Kandisky, Klee e Picasso, ossia tutti quei personaggi indipendenti da dada, che però gravitano attorno a dada o al surrealismo, come Duchamp e Picasso, oppure che sono apprezzati dai surrealisti o dai dadaisti, come Klee e De Chirico (sebbene Klee non sia del tutto accondiscendente con le loro teorie), o infine che hanno fortemente influenzato una di queste tendenze, come Kandisky relativamente all’automatismo psichico.
4) “Dada e Surrealismo” dove sono presenti i partecipanti alle due correnti, alcuni dei quali hanno aderito sia all’una che all’altra, quindi i vari Ernst, Picabia, Arp, Tanguy, Mirò, eccetera.
5) “Indipendenti da dada”, tra cui Calder, Disney, Gonzales, Siqueiros e diversi fumettisti
6) “Materiale comparativo”, che prevedeva l’arte dei bambini, dei malati di mente, l’arte folk, quella commerciale e giornalistica, una mista di oggetti con un carattere surrealista, e anche oggetti scientifici.
7) “Architettura fantastica”, tra cui Cheval, Schwitters, Gaudì e Guimard.
Anche in questo caso si tratta di un operazione di critica vera e propria, volta ad analizzare un gusto, come avveniva già in Machine art 1934, o meglio una tendenza, tenendo conto dei precursori della tendenza ma anche delle versioni quotidiane, ossia di ciò che nella vita di ogni giorno vi è di riverberato da un’idea prettamente artistica.
Nonostante la sua preferenza a volte sia sembrata essere per le correnti razionali derivate dal cubismo e quindi per la geometria e la pulizia dell’immagine, intesa come assenza di decorazioni, vediamo che individua la seconda corrente, quella decorativa basata sulla linea curva, che sfocia quindi nel bizzarro e nel fantastico, come corrente dominante nel periodo. La giustifica soprattutto sottolineandone il carattere costitutivo sovversivo. Sostiene che il dada politicizzato, cioè quello dei tedeschi Grosz e Otto Dix sia il meno artisticamente sovversivo, meno portatore di contenuti estetici nuovi, paradossalmente, pur inseguendo la Rivoluzione, il meno Rivoluzionario. Qualcosa di simile veniva sottolineato l’anno precedente, a proposito di quegli artisti russi come Rodchenko e Tatlin, che mettendosi al servizio della rivoluzione, raggiungono vette meno libere e interessanti dei cosiddetti dissidenti Gabo e Pevsner. Raramente si sofferma sull’importanza del soggetto raffigurato, ma accenna l’intuizione che in ogni caso anche il soggetto-pretesto per analisi dei cubisti, non sia solo pretesto e che non dovrebbe essere trattato così frettolosamente; che la questione, dunque, potrebbe essere ancora aperta.

VISITA SITO MOMA – FANTASTIC ART, DADA, SURREALISM 1937

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