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25/01/2018

MOMA 1936: Cubismo e arte astratta (Alfred Barr III/IV)

CUBISMO

Il catalogo della mostra Cubism and Abstract art del 1936 è impostato analiticamente e presenta parecchi dei capolavori acquisiti dal Moma negli anni (la cronologia partiva da Cezanne). Segue una linea che è un’operazione di critica vera e propria. Si tratta di un’analisi retrospettiva delle maggiori correnti di avanguardia europee. Nell’introdurre le correnti Barr sostiene che il termine “abstract” è imperfetto, perché confuso e paradossale, dato che contiene sia l’implicazione di sostantivo che di verbo. Il verbo abstract indica il portar via, il togliere, l’estratto, mentre il sostantivo abstract indica qualcosa di già tolto e estratto, come una figura geometrica o una silhouette anamorfica, con nessuna apparente relazione con la realtà concreta. I quadri di Malevic ad esempio sono abstract nel senso del sostantivo, così come anche le opere di Gabo e di Mondrian, e sebbene non usi figure geometriche, di Kandiski. Barr li definirà pure-abstractions. Invece Arp e Picasso, che nominano i quadri con ciò che rappresentano, “chitarra” o “testa” sebbene le figure siano lontano dal loro referente, sono abstract nel senso del verbo: “astraggono” la forma che rappresentano. Egli le chiamerà near-abstraction. Individua dunque due grandi tradizioni nella storia dell’arte, entrambe discendenti dall’impressionismo, una, per lui più importante che definisce intellettuale, strutturale, architettonica, geometrica, rettilinea, classica, austera, calcolata, che parte con Cezanne e Seurat, passa dai cubisti e si sviluppa coi movimenti costruttivisti russi e olandesi. (Abbiamo visto come Longhi sottolineasse che è solo con la svolta fauve che i quadri di Picasso e Braque siano riusciti a rinnovarsi e a guadagnare espressività artistica, mentre per Barr questo è addirittura un momento meno importante dei due artisti.) E una seconda che nasce con Gaugin e la sua cerchia, e attraversa i Fauve e Matisse, rimane latente, poi torna tramite Kandiski, e riappare in maniera stabile coi surrealisti. Questa seconda linea viene definita: intuitiva, emozionale, organica, biomorfica, curvilinea, decorativa e romantica.
Molto si gioca sul termine abstract in inglese. Seguendo altre impostazioni critiche, tuttavia abbiamo che i cubisti, qui definiti astrazione, intesa come “estratto” della realtà, nel loro richiamarsi a Cezanne, sono spesso stati considerati perfino iper-oggettuali. Verrebbe da obiettare che qualsiasi quadro di qualsiasi tempo mostra un estratto scelto della realtà, la simultaneità percettiva e le analisi cubiste si presentano, da questo punto di vista come un’analisi del reale che si dichiarava più approfondita. La linea critica di Barr, ad ogni modo è solo in apparenza molto semplice, è piena di grandi intuizioni e di spunti e spesso si richiama alle sue teorie espresse già in Machine art 1934. Sfugge il motivo delle sue contestazioni ai futuristi, pur ritenendoli ideologicamente promotori del movimento più importante dopo il cubismo. Sostiene infatti che non realizzano nulla di quello che dichiarano e che Boccioni perde il conclamato confronto con la Vittoria di Samotracia, classica e da loro disprezzata ma più dinamica di qualsiasi opera futurista; mentre Russolo lo perde con qualsiasi macchina in corsa. Mi sembra piuttosto di identificare una comunanza con Apolinnaire nel dare maggiore importanza agli orfici e a Duchamp Villon. Barr identifica inoltre Duchamp come l’artista europeo più noto in America e che meno ha bisogno di presentazioni. La sua grande fama, in realtà, ritarderà in Europa ancora di qualche tempo.

VISITA SITO MOMA – CUBISM AND ABSTRACT ART 1936

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