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17/01/2018

Chiara Tommasi, il cinema e la stanza

Chiara Tommasi
Foto di Serena Achilli – 2018
Dal comunicato: Stanze – Videoinstallazione di Chiara Tommasi – A cura di Serena Achilli
La memoria, la possiamo vedere come un grande appartamento, all’interno del quale conserviamo i frammenti della nostra esperienza passata, delle stanze dove possiamo entrare e recuperare ricordi ed emozioni. Chiara Tommasi ritrova qui un suo tema evocativo e sviluppa un lavoro con sovrapposizioni di immagini e presenze. L’attenzione ai dettagli, il concentrarsi sull’individuo, la ricerca nei gesti e nelle emozioni. Un esistenzialismo radicale che arriva diretto alle domande che poi rimangono senza risposte, interrogativi lasciati lì fermi, fotografati. Non c’è narrazione, ci sono solo dei richiami presi da quelle stanze della memoria. Appunti, sulla presenza-assenza, sulla famiglia e sul tempo in un luogo che ha passato tutto questo. Uno spazio che se potesse parlare racconterebbe di dialoghi, di sguardi, di paure, gioie e amori, vissuti proprio lì tra quelle pareti. In una sorta di sospensione, Chiara si muove alla ricerca di un frame come espressione dell’interiorità, in una forma quasi metafisica, al di là dell’osservazione e della descrizione.
Utilizzare e dare vita diversa ad una casa che è in una fase di passaggio e che ora è pronta a cambiare aspetto. Stanze vuote che per qualche ora, torneranno a vivere con e nell’arte, in un inconsueto incontro.
In questo primo appuntamento di quattro previsti per il 2018, l’artista è Chiara Tommasi che da anni lavora con immagini fotografiche e videoinstallazioni. Il progetto Open House è realizzato grazie a Immobiliare Med-Imm di Viterbo che, a conclusione degli eventi d’arte contemporanea (quattro eventi in quattro diversi luoghi), produrrà un catalogo.

 

 

Un appartamento costruito negli anni 70, vuoto con ancora la carta da parati di quegli anni, in alcuni punti in doppio strato, lampadari che forse trovi nei mercatini vintage, aloni di macchie lasciate da vecchi quadri, forse foto di famiglia e la tipica composizione delle stanze del periodo. Il salone e poi un lungo corridoio con la zona privata dell’appartamento. Qui Chiara Tommasi ha realizzato un lavoro site specific, intenso, intimo, che si cristallizza in quegli anni di passaggio, anni di trasformazione per la società italiana, in quel momento che precede o forse cova la guerriglia futura. Un percorso dove le immagini sono ricostruzioni, senza narrazione, armoniche e fortemente emotive. Tutto in bianco e nero, la noia, l’incomunicabilità, l’amore, il disorientamento, la possibilità di tutto e la voglia di niente, solo per un attimo un colore, il rosso. La luce rossa che accende le prime foto del sensuale, di quel sesso che senza più tante paure entra nelle case, se ne può parlare, si può vedere. Correlazioni simboliche, che coinvolgono totalmente, toccano almeno una delle nostre emozioni più o meno nascoste. Il non dialogo, non c’è voce ma solo suoni che danno accento al lirismo, e il non narrare, sono frame di scene di film (Antonioni e Bolognini), lascia spazio ad un coinvolgimento molto personale sul senso di vuoto e di solitudine.

Serena Achilli
curatore indipendente