Close

08/01/2018

Conversazione con Stefania Migliorati – vincitrice Bridge Art Residenza d’Artista 2018

i	 Exhibition view, Infilrations Solo exhibition, c/o VBM Gallery, Berlin 2012
Photo: Exhibition view, Infilrations Solo exhibition, c/o VBM Gallery, Berlin 2012

BRIDGE ART//CONTEMPORARY VISIONS progetto con il patrocinio del Comune di Noto indice un bando unico al fine di assegnare la residenza artistica full(Y)_grounding 2018 che avrà luogo a Noto – Siracusa, presso Tenuta La Favola. Invito per artisti e curatori a inviare un progetto di arte contemporanea in dialogo con il tema: Confine di contatto / Contact boundary

SITO RESIDENZE

SITO PERSONALE

ART & TOURS – Art In Plain Sight

-Il tema della residenza di quest’anno era Confine di contatto, vuoi raccontarci come lo hai sviluppato e attorno a quali elementi verterà il tuo progetto?

Ho proposto un progetto sul concetto di sinantropia, vale a dire il processo di convivenza tra uomini, flora e fauna. L’intenzione è quella di condurre una ricerca sul territorio e in collaborazione con gli abitanti, i centri di ricerca e le istituzioni locali per individuare condizioni di convivenza particolarmente significative. Ti porto un esempio berlinese che spero di trovare in Sicilia in modalità ovviamente diverse: nella piscina estiva in Prinzenstraße a Kreuzberg c’è un ampio prato dove le persone prendono il sole tra un tuffo in acqua e l’altro. Ad una cert’ora dai grossi cespugli di ringhiera escono decine e decine di conigli selvatici che cominciano a brucare l’erba indisturbati. Rimangono ai limiti del parco e appena qualcuno si avvicina, loro si allontanano. Per questo nessuno si accosta troppo. Entrambi le presenze sono consapevoli e condivise.
Nei centri urbanizzati questo colpisce maggiormente perché la relazione con l’animale è addomesticata. Conseguenza dell’addomesticamento dello spazio.
A Noto e nelle terre circostanti cercherò scenari simili e sarà per me occasione per affrontare alcune questioni che riguardano la relazione animale-persona, quali ad esempio lo specismo, indagando le ragioni per cui in una cultura si mangiano alcuni animali e altri no, oppure se sarà il caso altri fenomeni comportamentali come la dissociazione cognitiva per cui si mangia un animale dopo che si è vissuti insieme. Questi gli spunti che vorrei seguire. Ma vediamo dove mi porta la Sicilia.
Il progetto si inserisce comunque in una cornice piu’ ampia di ricerca, la piattaforma online Art & Tours – Art In Plain Sight, dove raccolgo indagini sullo spazio pubblico visto come indicatore dei tempi in cui viviamo. In questo contesto mi interessa studiare il contatto e il confine tra noi e l’altro. Un altro che non sia soltanto della nostra specie. E mi interessa evidenziare in alcuni casi la bellezza di queste relazioni, in altri casi denunciarne l’abuso e la violenza.

-Cosa stiamo intendendo per confine e per contatto?

Nella restituzione prevista a fine residenza ho proposto delle maschere zooantropomorfe che sintetizzino la convivenza sinantropica, il confine o la coevoluzione tra le specie. Il mio obiettivo è proprio quello di capire se c’è ancora un contatto tra uomini e animali e di quale tipo. Ogni città, territorio è un mondo a sé stante in questo senso perché inevitabilmente condizionato dalla propria conformazione, dal clima e dalla storia umana.

-Mi pare che nei tuoi lavori ci sia sempre un’attenzione al contesto sociale, urbano, cittadino e non, in ogni caso allo svolgersi della vita quotidiana. Questo avviene con una poetica precisa che si sviluppa spesso intervenendo sulla percezione stessa di un’azione semplice, come l’atto del guardare cercando l’eccezionale nell’ordinario o dell’attraversare i luoghi consueti della vita quotidiana ricercandoli con occhi nuovi… da dove arrivano questi temi?

Si, la riflessione parte da lontano ma riguarda i giorni nostri. A partire dal XXI secolo con le teorie di gentrificazione e il rinnovamento urbano si è cominciato ad organizzare lo spazio pubblico per avere un maggior controllo ed una capillare monitorizzazione sulla popolazione, oltre che per ragioni di sicurezza e d’igiene. Lo spazio pubblico che in precedenza era uno spazio di scambio dove la mente locale, vale a dire la mente che abita e conosce un posto, si esprimeva, ha cominciato ad essere sempre più regolamentato. La libertà di intervento è stata fortemente ridotta impedendo alla popolazione ogni azione che non sia autorizzata. Dormire, sostare a lungo, cucinare ad esempio sono azioni non concesse o che creano sospetti.
Rispetto a questo contesto cerco con il mio lavoro di individuare degli spazi di libertà che siano prova di una resistenza ed espressione di una volontà personale.
Con la serie di video In Plain Sight registro azioni spontanee che avvengono nello spazio pubblico e che mi trovo ad osservare con grande sorpresa. Sono azioni che si distinguono per un senso di inaspettato ed una certa confidenza. Si tratta di persone che conoscono il territorio e sanno come usarlo. Lo vivono tutti i giorni e lo intuisci perché si permettono di fare qualcosa che altri non farebbero, non potrebbero o non saprebbero fare. Sono attrezzati come dire per farlo. Sanno cosa stanno facendo e i rischi che ne conseguono. Ti do un’altra immagine: navigando sulla Sprea all’altezza del “nastro della federazione” (Band des Bundes) un trio con i loro cani piazza sdraio e teli da bagno al bordo del fiume per poi tuffarsi in acqua in una giornata di sole. Niente di strano se non fosse che siamo in centro città con battelli che vanno e vengono e l’acqua forse più chimica del mondo. Ma in quel piccolo contesto e in quell’istante era un attimo di immensa poesia. Una rivendicazione e uno schiaffo all’impedimento.
Tutto questo apre poi altre questioni che per me sono molto importanti come ad esempio: chi si sente in diritto di usare lo spazio pubblico? Quale genere, gruppo etnico o sociale? Cerco di capirlo affrontando il problema dall’altro lato. Non con immagini scioccanti ma attraverso una positività, un’ alternativa.

 

Spree (from In Plain Sight series), print, 50 x 33 cm, 2017