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12/12/2017

Everything I know – Conversazione con Mariagrazia Pontorno

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Nel 1817 l’Arciduchessa Leopoldina d’Austria, donna colta e appassionata di scienze naturali, intraprese un viaggio verso Rio de Janeiro per sposare Don Pedro di Bragança, Principe ereditario del Brasile e del Portogallo. Nel suo viaggio nuziale fu accompagnata, oltre che dal suo seguito, da una spedizione di scienziati, botanici, tassidermisti, pittori e paesaggisti, incaricati di compiere studi e ricerche nel territorio brasiliano. Una volta sposata divenne una figura chiave nella storia politica e culturale del Brasile, promuovendo scambi tra il vecchio e il nuovo mondo, giocando inoltre un ruolo significativo nel processo di indipendenza del Brasile dal Portogallo.
Nell’anno delle celebrazioni del bicentenario della spedizione a Rio de Janeiro il progetto si propone di rivivere la traversata trans-oceanica con lo stesso spirito di esplorazione, documentazione e conoscenza che caratterizzarono la natura di Leopoldina. L’idea è quella di invitare artisti e scienziati a partecipare al viaggio: non solo fisicamente, ma anche con contributi intellettuali ospitati su un sito internet appositamente progettato. I contenuti forniti dall’equipaggio virtuale saranno discussi durante le tre settimane di navigazione, così da inquadrare da un punto di vista artistico ed estetico temi che riguardano il rapporto arte-scienza e le dinamiche storiche, ambientali, botaniche e culturali del Brasile contemporaneo. Tutte le attività svolte sulla nave saranno documentate attraverso materiali audiovisivi, cartacei, e un video diario di bordo che diverranno oggetto di dibattito in forma di talk e di esposizione una volta giunti in Brasile

Vedi il progetto

Sostituisci i ricercatori con parti e pezzi di ricerca già compiuti. Ovvero in luogo di scienziati e botanici porti con te contributi. Questo sposta il concetto stesso di ricerca verso luoghi meno indefiniti ma forse più emotivi, è corretto?
In realtà loro saranno con me, è proprio questo il punto! Sono passati due secoli, e alle forme di connessione umana si è aggiunta quella virtuale, che in realtà è sempre esistita, ma ad intermittenza: le lettere o gli stessi libri altro non sono che pensieri e contatti virtuali che si attualizzano nel momento in cui vengono letti. Oggi grazie alla rete questa possibilità esiste in maniera costante, e vi si può avere accesso da qualsiasi luogo della terra, creando associazioni che da semplici riflessioni personali diventano patrimonio di tutti, come se le sinapsi di più cervelli si congelassero al di fuori della materia cerebrale, oggettivandosi in una dimensione che trascende spazio e tempo. Nello spirito di Leopoldina vorrei rendere un omaggio alla conoscenza, ai traguardi e alla raffinatezza della mente umana: credo che in tempi così difficili sia uno dei modi più silenziosi ma efficaci per resistere (ahimè a lungo termine), da contrapporre alle derive, anch’esse del pensiero, volendo usare un termine legato alla navigazione. In ogni momento dovremmo ricordarci che dobbiamo tutto, ma proprio tutto, a ciò che abbiamo appreso dagli altri, in maniera diretta e indiretta. Ciò che siamo è ciò che sappiamo, è la somma di tutti i luoghi che abbiamo visitato, di persona o chiudendo gli occhi, di tutti gli incontri che abbiamo fatto, dei libri che abbiamo letto. E questo ha profondamente a che fare con l’emotività: si impara solo attraverso l’affezione, declinata in tutte le sue forme. Non esiste conoscenza senza emozione, senza passione, senza amore.

Hai delle aspettative in proposito?
Penso che un artista quando lavora a qualcosa non si aspetti nulla, se non la gioia di riuscire a realizzare ciò che ha immaginato. Questo lavoro è una specie di radiografia della mia vita, e quindi continuerà in parallelo con la mia esistenza, non c’è un punto di chiusura, o meglio non lo metterò io.

Nelle questioni che poni (si veda progetto), oltre all’interessante rapporto tra arte e scienza c’è anche quello tra colonizzatori e colonizzati, i rapporti di potere. Sono due dei macro-temi intorno a cui ruota la riflessione. Stiamo cercando di legare arte, scienza e prospettiva sociale?
Sì certo, ma non è una mia scelta, è una conseguenza, ancora una volta, dell’incontro tra pensieri, che genera discorsi e quindi ipotesi sullo stare al mondo. Ogni opera è politica, non amo molto la distinzione tra arte impegnata e arte fine a se stessa. Aggiungere dettagli significa depotenziare la forza propulsiva che ha l’immaginazione, che quando funziona non necessita di aggettivi per essere contenuta e arginata. Anche perché capita spesso che presunti attivismi si rivelino mirabili e affascinanti operazioni di marketing. Senza dire che non esiste nessuna azione umana che non si possa inquadrare in un rapporto di potere, anche quando ne rivendica l’emancipazione. Tutto ciò che possiamo augurarci, quando agiamo, è di risultare lievi nei modi ma incisivi nei risultati, e che tali azioni siano in buona fede, che cioè non facciano a pugni con la nostra coscienza.

Come procede la formazione dell’equipaggio?
Bene ma è faticoso! Devo tutti i giorni curare tanti aspetti, confrontarmi personalmente con ognuno dei membri sul tipo di contributo da imbarcare e sulle modalità. Al momento le adesioni sono più di cento e sono impegnata nell’evitare ammutinamenti. Ho già ricevuto tanti materiali, opere e ricerche scientifiche, ogni giorno trovo qualcosa di nuovo nella mail, visto il periodo natalizio è una specie di equipaggio dell’avvento.

Qualche nome?
Ce ne sono davvero tantissimi, infatti proprio per approfondirli, oltre al sito che verrà lanciato a breve con tutti i nomi e i contributi dell’equipaggio, ci sarà pure una pagina FB dedicata al progetto, dove ogni giorno, tramite un post, si racconterà un singolo contributo, inquadrandolo nella ricerca da cui è scaturito.

Dai…
Va bene, rispettando rigorosamente l’ordine cronologico di adesione: Andrea Agnello mi ha mandato un racconto inedito che parla di un viaggio sul lago Balaton; Davide Dormino ha prodotto appositamente una scultura intitolata Atlante, che riprende la forma della omonima vertebra ma ha anche chiari rimandi mitologici e metaforici; Valerio Eletti mi ha inviato la voce “Complessità” scritta per la Treccani, con una speciale introduzione dedicata alla felce come esempio di frattale; Paolo Inglese mi offrirà un training presso l’Orto Botanico di Palermo dotandomi persino di una pressa per classificare le piante una volta in Brasile; Mariana Ferratto mi ha mandato Senza Titolo Progressivo video/performance legata all’identità della donna; Sara Enrico mi ha dato WMWMWM, una stampa digitale su seta, esito di un processo che configura l’opera d’arte come attivatore di discussione; Luciano Toriello mi ha dato un video inedito dedicato al rito del Sacro Daime; Alex Infascelli mi darà un frame del documentario S is for Stanley, trent’anni al volante (e in viaggio) per Stanley Kubrick; Silvia Bordini mi ha donato una serie di scatti di gabbiani in volo, che mi seguiranno nella traversata; Cesare Pietroiusti mi ha invece affidato un pensiero non funzionale da estendere, volendo, anche all’equipaggio della nave; Pier Giorgio de Pinto mi ha inviato un’opera intitolata Influenze tecnico scientifiche dell’uomo sugli elementi naturali prodotti dalla Natura, un viaggio in forma ipertestuale che lui mi propone di compiere all’interno della sua stessa ricerca; Marco Neri ha pensato di darmi un collage su francobollo, A B.J.A, parte di una serie dedicata a Bas Jan Ader, che provò a raggiungere l’Olanda dalle coste dell’America su una piccola barchetta a vela, scomparendo nell’oceano. Domenico Quaranta mi ha consegnato Una modesta proposta per un bestiario del XXI secolo, testo sull’uso artistico delle biotecnologie; con Elena Giulia Rossi leggeremo dei testi di Timothy Morton in contemporanea (io sulla nave lei a Roma); Bianco e Valente mi hanno mandato una delle foto di backstage di Linea di costa, un lavoro che portano avanti da tempo attraverso l’azione di ricucitura della terra al mare e l’accostamento simbolico dei due lembi di territorio che l’uomo ha scelto di dividere istituendo confini arbitrari. Mi hanno chiesto di di stamparla e appenderla in cabina! Tu (Fabrizio Pizzuto n.d.r.) mi hai regalato una storia che si incastra con la mia, da leggere a periodi alterni …… potrei davvero descrivere per ore le meraviglie che porterò con me sulla nave, ma preferisco che vengano scoperte poco a poco, con l’attenzione che meritano, sulla pagina FB e sul sito.

Come è nato il progetto?
Ho iniziato a lavorarci nel lontano 2012, in occasione di un lavoro legato all’Orto Botanico di Pisa. Fu in quell’occasione, grazie a uno scambio di battute casuali tra Silvana Vassallo (direttrice della Galleria Passaggi) e Leonardo Cocchi (studioso dell’Università di Pisa, nato proprio a Rio dietro l’Orto Botanico!) che venni a conoscenza del viaggio di Leopoldina d’Asburgo e della sua spedizione nuziale trasformata in scientifica, a cui partecipò pure Giuseppe Raddi, naturalista che in Brasile scoprì duecento nuove varietà di felci oggi custodite presso l’Orto Botanico di Pisa. Immaginai così di ripetere quella esperienza inquadrandola in un contesto contemporaneo, parlandone a lungo anche con Elena Giulia Abbiatici, che insieme a Silvana è curatrice del progetto. Col tempo il lavoro ha preso forma e Ines Musumeci Greco ha ritenuto che fosse il momento di proporlo a Renata Junqueira Azevedo, curatrice brasiliana, considerando che proprio nel 2017 ricorre il bicentenario del viaggio di Leopoldina, figura molto amata su cui però si è fatto poco se si considera la rilevanza che ha avuto nel processo di emancipazione del Brasile dal Portogallo.