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12/10/2017

Conversazione con il direttore artistico dei Bocs Art Cosenza Alberto Dambruoso

La residenza Artistica Cosenza Bocs Art ha già portato nella città centinaia di artisti, una mobilitazione imponente e importante di pensieri e opere, una vera e propria panoramica lunga due anni sulla scena contemporanea: come è stata accolta e cosa ha comportato per Cosenza?

Il progetto di residenza d’artista che abbiamo messo in piedi a Cosenza dal luglio del 2015 e giunto quest’anno alla sua terza edizione, è stato definito come la “vera residenza d’artista”. Non solo perché quantitativamente ha portato a Cosenza oltre 300 artisti in due anni ma soprattutto perché per la prima volta, una residenza ha accolto contemporaneamente venticinque artisti, che hanno formato una piccola comunità nella comunità. I vari gruppi che si sono avvicendati hanno cercato fortemente un contatto con la comunità locale coinvolgendola nelle diverse iniziative da loro promosse e, in alcune occasioni, i cittadini sono diventati i protagonisti di molte opere realizzate durante le residenze. La città dapprima si è mostrata scettica nei confronti del progetto e vedeva gli artisti anche con un po’ di sospetto. Poi, a poco a poco, man mano che le sessioni di residenza aumentavano, la comunità locale ha cominciato a partecipare più attivamente al progetto. La città oggi è impaziente di vedere i frutti di oltre due anni di residenze finanziate dal Comune. In tempi record l’amministrazione locale è riuscita a restaurare una parte del complesso di San Domenico, adibendolo a Museo, al fine di ospitare le opere che gli artisti dei Bocs art hanno donato alla città di Cosenza. Credo sia un fatto di notevole importanza per una città che nei secoli si è distinta per un grande fermento culturale, dotarsi di un Museo che rispecchi anche l’arte dei nostri tempi.

Dal Punto di vista critico cosa ti sembra abbia mostrato questa operazione, quali i tratti salienti della scena artistica odierna che ti hanno affascinato nelle numerose realizzazioni?

Credo che uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle varie sessioni di residenza sia stata l’ampia gamma di tecniche e di linguaggi utilizzati a dimostrazione del fatto che gli artisti oggi non prediligono un solo modo di esprimersi ma sono liberi di adottare qualsiasi mezzo al fine di comunicare con maggiore incisività il loro messaggio. La tendenza oggi è, mi si permetta il gioco di parole, non avere alcuna tendenza: né per la pittura, né per la scultura o per la fotografia o l’installazione. Semmai questi linguaggi vengono spesso tra loro ibridati facendo scaturire nuove modalità espressive mai prima prese in considerazione.
Per quando riguarda l’operazione in sé stessa credo abbia dimostrato quanto sia vitale per ogni artista ritrovarsi all’interno di un gruppo di pari e poter apprendere dagli altri. Negli ultimi anni gli artisti si sono sempre più isolati, specchio dei nostri tempi improntati alla solitudine. I vari gruppi che sono stati in residenza hanno dimostrato invece quanto sia importante lo stare assieme, confrontarsi, scambiarsi idee, sollevare dubbi ma anche collaborare assieme a dei progetti, darsi una mano reciprocamente. Per me una delle cose più belle di questo progetto è sapere che ancor oggi sono attivissimi su whatsapp dei gruppi che erano venuti in residenza due anni fa. In altre parole questo progetto di residenza fa bene all’arte e contemporaneamente alimenta valori per me fondamentali quali quello dell’amicizia.

PER APPROFONDIRE

LEGGI ESTRATTO DAL CATALOGO BOCS ART COSENZA

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