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27/04/2017

Elogio della fragilità di Davide Dormino – Una lettura

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A mio avviso il riferimento di questo lavoro di Davide Dormino non è esattamente il lavoro più conosciuto di Cy Twombly, come potrebbe ad un primo sguardo sembrare: tuttavia se qualcosa viene in mente, nemmeno si può dire sia assente.

Bensì la sua vera essenza la trovo nei precedenti lavori: lontanodentro lavoro del 2014 e, per certi versi, anche l’installazione L’origine della trama realizzato a Maranola, all’interno del Festival Seminaria nel 2016.

Questi due lavori hanno una natura di invasione, di presa di possesso e sono completamente scultorei. Cercano un’origine e un’estensione nel mondo a partire dal loro stesso essere nel mondo. Indagano le cose e le circuiscono, si appropriano delle presenze circostanti.

In quest’ultimo lavoro c’è però (esiste) un centro scultoreo da cui si irradia tutto il lavoro. In questo particolare caso questo centro non è irrilevante. Il contorno scultoreo svolazza, scompare e riappare, acquista grazia, pur essendo affaticato dalla sua pesantezza, a partire da qualcosa. È la grazia dell’incertezza che non dimentica chi è. Il nucleo centrale tiene ancorata la composizione, padre e nocciolo da cui viene emanata la scrittura e attraverso cui viene spiegato (sottolineando un precedentemente essere piegato) tutto il resto. Grazie a questo elemento, in definitiva, il lavoro è scultura: diviene presa possesso di uno spazio, e al contempo presa delimitata di possesso. Non scrittura lirica, sebbene il risultato finale lo sia. Sono raggi e insieme scrittura direzionata, emanata, corpo di un nocciolo vivente, qrcode del pensiero.

La fragilità viene qui elogiata, perché sa tenersi salda, ferma; è in piedi, sebbene nasca dall’essere etereo, ma mostra, di soppiatto, le sue elefantiache incertezze, le sue insicurezze da donna cannone. Le insicurezze non negate sono forza, visione e confessione di un cuore rude ma saldo, fulcro che prende possesso di un luogo e di una parete; come orso che si aggrappa e rimane teso, non molla, tiene il territorio, delicato e timoroso per la sua stessa estinzione. Grido che attraversa il muro, ma anche grazia della pesantezza.

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