Close

10/04/2017

Angelo Orlando, le inquadrature e la pittura

AngeloOrlando

Guest

Operatori di altri settori della cultura raccontano il loro rapporto, le influenze e le affinità e le divergenze con le arti visive e figurative.

-Qual’è il tuo rapporto con le arti visive? Esistono delle influenze, delle affinità elettive tra il tuo lavoro e almeno un artista del passato e/o del presente?

– Sono cresciuto vedendo film fin da bambino. Alcune volte vedevo sempre lo stesso film tutto il giorno, al cinema. Il film finiva e io restavo in sala per tutte le altre proiezioni. Era mio padre che ci portava al cinema, a me e i miei fratelli. A volte se ne andava e ci lasciava lì in custodia, sapendo che per noi il film era come una calamita. Sono cresciuto col mito della ripetizione. Trovavo sempre qualcosa di diverso in questo susseguirsi della stessa pellicola. Scoprivo cose nuove nel già visto. Trasformavo così il mio presente senza saperlo. Era una necessità. Avevo cinque o sei anni. Il cinema era un modo di agganciarmi a qualcosa che sentivo più reale della realtà. Così come i bambini vogliono che le nonne gli raccontino sempre la stessa favola e a volte le correggono quando saltano alcuni punti, così un regista, un autore di cinema, aspira al contatto con una forma perfetta della realtà immaginata. Da qui, le arti visive giocano un ruolo fondamentale con l’immaginazione. L’immaginazione va educata assolutamente così, in una specie di gabbia da cui sforzarsi sempre di uscire. E quando non puoi uscire con il tuo corpo, lo devi fare con parti di te che osano spingersi molto più in là dello sguardo e della testa. Così è nata la passione per il racconto attraverso le immagini. Penso che le storie prima di essere immaginate, debbano essere viste. Probabilmente se fossi nato in un periodo in cui non esisteva il cinema, sarei stato un pittore.

-Nel momento della composizione di una sceneggiatura o in una regia possono esistere influenze date dalle arti visive? In che modo queste arti si possono compenetrare?

In effetti, il cinema è profondamente alle arti visive.. Molti scenografi di cinema che conosco e con cui ho collaborato, sono tutti architetti, pittori, artisti. Arti visive e cinema sono quasi un binomio indivisibile. Alcuni registi devono la loro fama ai paesaggi, dove sorgono forme pittoriche che hanno caratterizzato il fantastico e l’immaginario di generazioni di spettatori. Il cinema ha attinto a piene mani dalle arti visive, dalla pittura e anche dalle forme architettoniche che sono inserite nei paesaggi. Si pensi alla “rabbia giovane” dell’esordiente Malick, road movie dalle inquadrature che riportano continuamente ai panorami vasti di Hopper. Se penso alle prime proiezioni dei Fratelli Lumiere nei seminterrati d’improbabili sale cinematografiche parigine, dove l’interesse dello spettatore era tutto nella visione e nello scoprire come gli umani e il movimento si integrassero nelle forme architettoniche, penso anche allo stupore e alla meraviglia di quel periodo, in cui il pubblico scopriva grazie al cinema, la percezione di uno sguardo su di sé. Penso anche a un’architettura dell’anima, cioè alla possibilità che il cinema offre allo spettatore, non soltanto di scoprire edifici fantastici e visionari, ma anche di offrire la possibilità di costruire edifici interiori possenti e indispensabili per una vera e propria crescita personale. Il racconto cinematografico è un vero e proprio linguaggio pittorico in movimento e già da solo, questo ha la forma di una gigantesca composizione visiva. Non a caso anche Jung ne parlava mettendo alla base dei suoi studi gli archetipi dell’inconscio collettivo che sono esattamente quelli che Socrate sosteneva essere i “mattoni del pensiero”. Basta guardare alcuni film fondamentali per accorgersi che non stiamo parlando solo di teoria, ma un film è soprattutto un edificio da costruire o un quadro da dipingere. Un edificio che ha la forma di un vero e proprio viaggio.

Angelo Orlando – Breve Storia

Ultimo film:

Rocco Music Trailer 1:30” from Gris Medio on Vimeo.

Angelo Orlando (Salerno, 6 dicembre 1962) è uno sceneggiatore, regista e attore italiano di cinema, teatro e televisione. Ha debuttato come regista cinematografico nel 1994 con L’anno prossimo vado a letto alle dieci, film ispirato ad alcuni fumetti di Andrea Pazienza. Nel 1999 ha firmato la sceneggiatura di Tobia al caffè di Gianfranco Mingozzi e collaborato alla stesura di Ormai è fatta di Enzo Monteleone. Ha scritto e diretto nel 1998 il suo secondo film Barbara, poi riscritto per il teatro nel 2002 e pubblicato dalle Edizioni Accademia degli Incolti.

Nel gennaio del 2003 Barbara è stato rappresentato per la prima volta all’Ambra Jovinelli di Roma. È stato inoltre autore di altri testi teatrali come Messico e nuvole, Cafè, Domani notte a mezzanotte qui, Deliri metropolitani e Casamatta Vendesi da cui è tratta la sceneggiatura vincitrice del Premio Solinas/Leo Benvenuti, Miglior commedia 2005. Come attore ha lavorato con Federico Fellini (è Nestore, nel suo ultimo film: La voce della luna), con Nanni Loy, Maurizio Nichetti, Mario Monicelli, Enzo Decaro e altri registi tra cui Massimo Troisi (ha ricevuto il premio David di Donatello per il miglior attore non protagonista per il film Pensavo fosse amore… invece era un calesse).

Ha esordito nel 2002 nella narrativa con il libro Quasi Quattordici. Per le Edizioni Piemme ha pubblicato la raccolta di poesie Per l’amore bisogna averci la passione. Ad agosto 2005 ha terminato le riprese del suo terzo lungometraggio, intitolato Sfiorarsi. Il film è stato presentato al Festival del cinema di Roma, ed è poi uscito in sala nel 2008 grazie all’iniziativa congiunta di Sentieri selvaggi, Filmstudio 80 e Atalante Film. Nel 2011 è protagonista del film indipendente Cara, ti amo.. mentre l’anno successivo inizia le riprese del suo quarto film da regista, Rocco tiene tu nombre, girato interamente a Barcellona, con GRIS MEDIO (gris medio productions) società nata dal sodalizio con la fotografa e filmmaker greca Efthymia Zymvragaki.

VAI AL SITO