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29/03/2017

Andrea Familiari – Notes #1

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L’arte contemporanea degli ultimi decenni si è alimentata di dubbio e ha rilevato e amplificato la costitutiva incertezza che governa la nostra percezione del mondo: con la globalizzazione informatica tutto può essere vero ma non sappiamo in quale misura in assenza di una gerarchia di informazioni condivisa, il confine tra naturale e artificiale è sempre più labile grazie alle sofisticate protesi tecnologiche escogitate dalla ricerca scientifica, l’intimità si estroflette in una voyeuristica spettacolarizzazione ma i rapporti diretti sembrano arrancare nel flusso dell’impersonalità. La costante compenetrazione interno/esterno, macro/micro, singolare/plurale che caratterizza molti aspetti della nostra vita si riversa inevitabilmente anche nelle pratiche artistiche, la cui tendenza alla smaterializzazione e alla mutabilità riflette al tempo stesso la sfiducia in una sostanza univoca delle cose e l’ambigua molteplicità veicolata dalle medesime sembianze.
Queste suggestioni, decantate in un universo digitale apparentemente epurato da ogni casuale contingenza, sono particolarmente evidenti nella più recente produzione video di Andrea Familiari, giovane artista italiano attualmente residente a Berlino. La sua ricerca figurativa, incentrata sull’elaborazione grafica dei codici algoritmici che permettono la creazione delle animazioni in 3D, esplora le possibilità auto-generative dell’immagine digitale rilevandone le insospettabili analogie con la nostra visione “analogica” del mondo.
La video installazione Untitled (2017) nasce da una serie di macro-fotografie che studiano le geometrie naturali composte dalle nervature delle foglie degli alberi: l’intricato reticolo linfatico, quasi invisibile ad occhio nudo, diventa il modello di un’affascinante gestazione digitale in cui una forma chiusa e circolare di partenza viene sottoposta a un’incalzante sequenza di tensioni che ne espandono i limiti fino a disperderne i contorni. L’esplosione dell’unità conchiusa iniziale e il frazionamento degli imprevedibili microcosmi concentrici che racchiude produce un fluttuante intreccio di matrici sinusoidali che si attraversano e si respingono a vicenda suggerendo ulteriori metafore biologiche. L’andamento delle linee è accompagnato da una composizione strumentale e rumoristica che procede in simbiosi con la germinazione delle traiettorie di ciascun segmento di parabola generando un inestricabile campo sonoro e visivo. Il bianco del monitor vuoto coincide quindi con il silenzio, un asettico continuum di luce satura che si colloca agli antipodi del buco nero che lo squarcia nei momenti di massima sovrapposizione acustica e visiva. La progressiva dissoluzione della forma libera l’energia di un sempre più fitto caleidoscopio lineare che finisce per gravitare attorno ad un centro comune per poi implodere in se stesso e sparire dopo aver ritrovato per un attimo l’originaria conformazione circolare.

Andrea Familiari, Untitled, 2017
Video installation, loop, full hd., music by Andrea Taeggi, courtesy Adiacenze, Bologna
Andrea Familiari, Untitled, 2017,
Video installation, loop, full hd., music by Andrea Taeggi, courtesy Adiacenze, Bologna
Andrea Familiari, Notes #1,
Interactive installation, 2017, loop, full hd, 21/9, music by glacis (Euan McMeeken), courtesy Adiacenze, Bologna
Andrea Familiari, Untitled S.002, (detail)
Fine Art Print on Hahnemuhle PhotoRag Ultra Smooth, 50x70 cm, courtesy Adiacenze, Bologna
Andrea Familiari, Untitled S.007, (detail)
Fine Art Print on Hahnemuhle PhotoRag Ultra Smooth, 50x70 cm, courtesy Adiacenze, Bologna

L’elaborazione di Familiari esplicita le autonome potenzialità figurative dei codici astratti solitamente nascosti nei retroscena di programmazione dell’immagine virtuale trasformandone la struttura-impalcatura matematica in una sostanza visibile che presenta straordinarie somiglianze morfologiche con i processi di scissione cellulare e con l’evoluzione della crescita vegetale. A questo modo la dimensione virtuale intesa come analogo del mondo acquisisce un’inquietante ineluttabilità, rivelandosi non soltanto un sofisticato surrogato artificiale della realtà, ma la fedele trascrizione dell’essenza stessa di ciò che percepiamo attraverso i sensi.
L’osmosi tra il nostro mondo e l’iperuranio delle entità matematiche si intensifica in Notes #1, prima tappa di un progetto interattivo che indaga la trasposizione visiva delle sonorità degli strumenti musicali. Le note di un brano per pianoforte composto dal musicista scozzese Euan McMeeken, associate da un software ai tre colori principali della gamma cromatica RGB (red, blue, green), diventano una raffinata danza di linee in rotazione attorno al medesimo asse orizzontale. La visualizzazione dell’esperienza sonora sembra inseguire l’inafferrabile formula della bellezza e dell’armonia che sin dall’antichità ha ossessionato artisti e filosofi e si offre come esperienza intima al visitatore che viene invitato ad avvicinarsi allo schermo per lasciarsi attraversare e avvolgere dal flusso di immagini e suoni che la sua presenza attiva. Anche in questo caso l’intervento dell’artista può essere letto come un’ipotesi di riconciliazione tra reale e virtuale che mina alla base i presupposti ideologici che spesso contrappongono queste due sfere, suggerendo come tutto possa far capo ad un unico sistema formale che forse non siamo ancora in grado di cogliere appieno.

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