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27/03/2017

La VideoArte – Conversazione con Visual Container

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Iniziamo dalle definizioni, a volte sono limitative, ma possono servire a incanalare un pensiero e a far iniziare una conoscenza. Vi occupate di lavori espositivi, di festival di video arte e di diffusione della video arte. Come vi definite?

Visualcontainer è sostanzialmente una piattaforma dedicata alla ricerca, promozione e distribuzione di video arte, che include diversi progetti, tra cui un distributore di videoarte (Visualcontainer), un piccolo spazio espositivo a Milano ( [.BOX] Videoart project space) e una webtv di videoarte internazionale in streaming (VisualcontainerTV).

Tutti i nostri progetti sono fondati sulla ricerca e sulla diffusione di opere di videoartisti emergenti e non, attraverso i diversi canali che abbiamo aperto e le reti di collaborazione e scambio create dal 2008 fino ad oggi. In realtà vediamo la piattaforma come un luogo dove gli artisti possano finalmente lavorare in maniera professionale e valorizzare le proprie opere, e confrontarsi anche con il panorama internazionale attraverso la partecipazione a festival, mostre museali o screening nei luoghi dedicati all’audiovisivo.
Lo scambio con l’estero per noi è fondamentale, sia con la partecipazione ai festival, che ospitando progetti curatoriali specifici a Milano – principalmente dedicati ad artisti, studenti e al pubblico specializzato, oltre che avvicinare i neofiti al mezzo video – e sia sulla webtv, dove il pubblico è vastissimo e abbraccia fruitori da tutto il mondo.

Per gli artisti siamo un polo di diffusione e promozione, che cura gli interessi del proprio lavoro sia in Italia che all’estero.
Per le altre realtà e professionisti del settore siamo il luogo dove poter monitorare il panorama contemporaneo italiano e non.
Per le istituzioni siamo uno spioncino sui panorami contemporanei e sui nuovi scenari di ricerca.

In realtà Visualcontainer ha molteplici forme e dipendono tutte dalla prospettiva da cui lo si guarda.

La video arte oggi. Nel campo che tutti genericamente chiamano video arte in realtà esistono molte differenze. C’è una video arte che procede verso il documentario, una verso il corto, c’è il found footage, c’è il corto di animazione, ci sono lavori più concettuali e altri addirittura che hanno senso solo nell’installazione. Cosa ne pensate? Ci sono inoltre delle tendenze moderne che seguite particolarmente?

Tutte queste differenze le assimileremmo ad un solo comune denominatore: la sperimentazione del linguaggio video e del mezzo.
L’ibridazione che avvicina le pratiche dell’audiovisivo al mondo del cinema, del documentario, del gaming e dell’installazione immersiva o interattiva, oramai da diversi decenni è stata assimilata molto di piu’ da parte degli artisti che dai fruitori. Parlerei della videoarte come un unico sintomo che muove gli artisti a confrontare la propria ricerca attraverso i media (ormai non piu’ così “new”), e ai nuovi modelli di visione e di fruizione dell’opera d’arte.
I tentativi di “distorsione” a favore delle logiche di mercato li abbiamo sempre trovati fallimentari e di poco interesse.
Personalmente ci intrigano moltissimo le pratiche di ricerca sul linguaggio e la sperimentazione sul mezzo più che la narrazione assimilabile all’ambiente cinematografico, soprattutto in questo momento storico dove la tecnologia dà la possibilità di aumentare sia la percezione che le potenzialità di diffusione.

I video artisti oggi in larga parte vanno nei festival internazionali. Ne avete seguiti e avete partecipato a molti. Alcuni video maker passano poi ai festival del cinema, volgeranno verso un lavoro più cinematografico, alcuni invece guardano alle gallerie, magari cercando di creare oggetti, con still di fotografia o altro, altri rimangono in questo campo con difficoltà. Cosa ne pensate? Costruttivamente parlando come vedete il mondo del video, e come vi posizionate con il vostro lavoro?

L’opera video, o meglio la categoria “videoarte” a nostro avviso, ha ragione di esistere per quello che rappresenta, senza compromessi. Ovviamente le questioni di mercato o meramente commerciali si insinuano nelle possibilità di sostenibilità dell’artista. Queste scelte spesse volte però vanno al di fuori della pura ricerca e diventano altro.
Per gli artisti emergenti il panorama italiano non offre moltissime possibilità, soprattutto se manca un sostegno da parte delle istituzioni, università, musei, gallerie e collezionisti, non c’è inoltre sostegno alla produzione e alla nascita di un mercato accessibile che non sia quello solito dell’art system internazionale.
Nonostante tutto ciò l’interesse per la videoarte e i nuovi media è vivissimo sia da parte degli artisti che dai nuovi fruitori.
Quello che non funziona sono solo le vecchie dinamiche e nicchie di “superstizione” attorno alle pratiche audiovisive che nel nostro paese hanno ben attecchito. Paradossalmente bisognerebbe tornare ai primordi dove la sperimentazione video abbracciava tutte le pratiche sia artistiche che di diffusione orizzontale al pubblico, affascinando di conseguenza anche le figure chiave del mondo dell’arte, proprio per le sue peculiarità espressive.
La ricerca e il lavoro di Visualcontainer si basa su questo, le potenzialità sono innumerevoli ed esattamente per questo motivo all’inizio del periodo di crisi abbiamo deciso di intraprendere questo percorso, con un po’ di leggerezza e moltissimo ottimismo.
Abbiamo cercato di rinnovare le modalità di promozione e diffusione delle opere video sia del nostro archivio, che di tutte le realtà con cui collaboriamo nel mondo, per avvicinare il grande pubblico al mezzo video con facilità e in modo immediato. Una piattaforma dove poter seguire le ricerche dei videoartisti, noleggiare le opere in catalogo e intanto vedere cosa succede nel panotama video mondiale; il tutto gratuitamente per gli artisti e per i fruitori del [.BOX] e di VisualcontainerTV.
Nonostante la scarsità delle risorse, essendo Visualcontainer un progetto autofinanziato dai fondatori, siamo attivi dal 2008 sopratutto per le pratiche messe in atto – per sopperire alle mancanze del sistema dell’arte – che ci hanno portato ad essere una delle realtà piu’ conosciute all’estero per la videoarte italiana.
Nella nostra visione, l’artista deve essere completamente sgravato dalle dinamiche di autopromozione per concentrarsi principalmente solo sulla propria ricerca artistica, senza dover impiegare energie in questioni altre, lontane dalla propria produzione.

Il futuro comunque fa ben sperare che molte delle suddette superstizioni non abbiano più ragione di esistere nei prossimi anni, in parte per l’inevitabile evoluzione tecnologica che ha cambiato e continua a cambiare le modalità di fruizione e di relazione con l’arte, e sia per l’interesse sempre maggiore da parte degli artisti di confrontarsi con l’esplorazione di nuovi linguaggi e potenzialità espressive che solo la contemporaneità è in grado indagare, mediare e restituire in un unicum esperienziale di sicuro interesse – e non solo per gli addetti ai lavori.

Alessandra Arnò e Paolo Simoni.

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