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22/03/2017

Ito Lim e il respiro

Untitled #1, Pigment Print, 120X80.3cm, 2009

Se mai esiste un carattere introverso dell’immagine lo possiamo trovare in questa serie di fotografie dell’artista koreano Ito Lim. All’interno dell’atmosfera, sospesa nel bianco e nero. Il respiro del mare e del vento sono gli strumenti. Vediamo un cono di luce concentrarsi timidamente ma con decisione verso il centro, come un cuore, come una sottolineatura. I bordi dell’immagine sfumano e lasciano che tutto torni nel nero dell’indeterminazione da cui proviene l’immagine. È un frammento di animo, toni scuri, perfin tristi ed eleganti come potrebbe essere, a volte, la vita. Questa visione che appare nelle fotografie di Ito Lim è un frammento della vita nel suo scorrere, non una vera stasi. Viene fermato qualcosa che si sta muovendo. Si muove il mare, si muove il vento, si muove la luce e il tempo stesso.

Ogni still sottolinea come l’immagine possa mostrare il suo carattere introspettivo, tradendo la provenienza dall’animo umano, centro che emana le immagini del mondo e non veicolo che le assorbe. I toni si fanno malinconici per l’impossibilità di poter afferrare il creato, nemmeno quando si è trasformato in noi stessi. L’immagine catturata è in procinto di continuare a muoversi.
Ogni ricordo ci mostra l’infinitamente grande e la sensazione di essere soli. È come uno smarrimento. La profondità dell’immagine aperta è invece una consolazione. La chance di poter divagare in tutte le direzioni, di poter e voler far parte del creato. L’impossibile battaglia del voler afferrare il senso del mondo ha entrambe le nature, lo smarrimento e l’appartenenza.
Malinconia ed eleganza si muovono dentro al frame dell’immagine. La visione di Ito Lim mostra la capacità di dire molto con poco. La solitudine data dalla mancanza della figura umana in ogni immagine ha il ruolo di una messa a fuoco, un’attenzione, un riflettore sull’uomo stesso che si trova al di qua della macchina e non al di là. L’immagine appartiene all’occhio dell’uomo, è addirittura emanata dall’occhio. Come tale è uno specchio sia dell’autore che del fruitore, ognuno con la sua solitudine, accomunati dentro ad un immagine, veicolo di un perdersi.

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