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01/03/2017

Mauro Santini e lo scorrere delle cose

fotovolumediario

… questo cinema di Santini che sembra timido, che sembra facile,
che sembra ripetuto in un gesto minimale, è vicino al punto
in cui la colossalità del cinema coincide con la sua minimalità,
la vitalità del cinema coincide con la sua mortalità costante.
Enrico Ghezzi

Mauro Santini, Fermo del Tempo (Full Video) from Collectif Jeune Cinema on Vimeo.

Nei lavori di Mauro Santini, nei video come nel progetto Diario di un anno vediamo un’attenzione, come un’impronta, quasi una sensazione, del tempo che scorre. Il tempo vissuto si ripropone, fermato, trattenuto, come rimanenza. Qualcosa che si attacca alla mente e alla pupilla e tenta ancora di procedere, di muovere avanti. Un ricordo ma anche un pensiero.
Noi scorriamo e ci vediamo scorrere, come cammina la vista dal finestrino di un viaggio e come scorrerebbe un nastro all’interno della bobina. Vediamo, non visti, forse la nostra stessa vita passare. Al contempo non siamo noi, siamo un residuo di qualcosa, impressi nei pensieri. Come dire che non solo il tempo passa, ma noi passiamo insieme al tempo.

Il diario di Santini non è un video diario, alla Mekas, in cui poco o nulla turba il passare del giorno, giorno che è quotidiano nel suo essere vissuto, sempre straordinario e sempre simile a sè. Piuttosto è uno sguardo lirico sulla vita, sulle cose che accadono e che, accadendo ci inglobano. Il guardatore rimane appiccicato e avvolto, le attraversa. Attraversa le cose rimanendone colpito.
Non il clima che passa, alla Monet, su un pretesto pittorico che rimane immobile. Neppure il nulla del tempo, fermato dall’inquadratura fissa, su un’icona dei tempi, come l’Empire di Warhol. Bensì, mi sembra, il minimale muoversi delle cose. In Santini il mondo ha emozione, tristezza e nostalgia. Il mondo è cosa che fugge e pare ricordarsi di sè stesso, della materia evanescente dei sogni, girandosi attorno.
Piuttosto viene in mente certa poesia fatta di poco. Ciò che siamo, ciò che domani diremo, ciò che siamo stati ieri. Una poesia alla Montale, alla Ungaretti, lirismo dei cieli, dei volti, dei vetri e delle stazioni. Fragilità della poesia stessa.

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(consente di vedere l’intero progetto per miniature)