Close

27/02/2017

Conversazione con Enrico Tomaselli – Magmart

big-magmart-logo

Da diversi anni ti occupi attivamente di video arte e te ne occupi in una maniera particolare, mettendo su un Festival e sviluppando anche altri progetti di respiro internazionale. Dunque contribuendo a mostrare ciclicamente dei lavori. Inizierei dal Festival. Quando e come è nato Magmart?

Magmart è figlio della rete. Se non ci fosse stato internet, non sarebbe neanche nato. Per quanto abbia sempre avuto una relazione speciale con l’arte (familiare prima, scolastica poi), è grazie alla rete che ho scoperto la videoarte, e ne sono rimasto affascinato. L’idea di fare un festival, quando ancora se ne vedevano pochi, fu presa così, d’istinto, senza starci molto a riflettere; e come tutte le cose nate così, si è rivelata importantissima.

Naturalmente, fondamentale è stato l’aver incontrato le realtà giuste (prima tra tutti il museo CAM, a sua volta allora nato da poco), che hanno permesso di passare dall’idea alla sua realizzazione; e poi, il buon successo della prima edizione, con 180 video da tutto il mondo, fu un incoraggiamento decisivo. Tra l’altro, restammo tutti colpiti anche dalla qualità dei video pervenuti.

All’interno del tuo festival come hai visto cambiare e come sta cambiando la video arte italiana e internazionale in questi anni, a tuo avviso? Nei temi, nelle tecniche, nei metodi? Nella poesia, nell’impegno? Ti sei fatto un’idea?

In questi dieci anni, sono cambiate molte cose – e sono cambiato io. Oggi le attività collegate al festival, ed in generale alla videoarte, assorbono gran parte del mio tempo libero, 365 giorni l’anno. Sono un pezzo importante della mia vita, anche se avverto l’esigenza di apportare dei cambiamenti.
 Come osservatore, in fondo privilegiato, della videoarte internazionale, ho potuto in questi anni seguire le trasformazioni avvenute in questo particolare segmento dell’arte contemporanea.
La prima, più evidente, è ovviamente la diffusione; si è moltiplicato il numero degli artisti che lavorano col video, ed anche il numero dei festival e delle occasioni espositive. Cosa questa legata alla crescente diffusione degli strumenti (hardware e software) che lo consentono.

La seconda cosa, in qualche misura sempre presente, ma a mio avviso in crescita, è una sorta di omologazione; il linguaggio della moving image è sempre più una sorta di esperanto artistico, in cui risulta difficile ritrovare le radici culturali specifiche degli autori.

La terza è la crescente influenza del mezzo sull’idea: le possibilità tecniche, quelle offerte sia dai software che dalle videocamere, a mio avviso incidono sempre più sulle scelte degli artisti. É sempre più facile vedere delle belle realizzazioni, piuttosto che delle belle idee realizzate. Ma questo, in fondo, rientra nel quadro della omologazione di cui dicevo prima.


La quarta trasformazione, che a mio avviso è interessante ma di non facile lettura, è la tendenza ad allontanarsi da quella che potremmo definire ricerca sperimentale (del linguaggio, delle possibilità, etc), per approdare verso orizzonti di tipo cinematografico. Molti videoartisti (da Steve McQueen in giù…) sembrano attratti, quasi naturalmente, dal cinema – dal suo linguaggio, dalle sue possibilità. Il che, ovviamente, può in prospettiva produrre innesti interessanti per quest’ultimo, ma è altra cosa dalla videoarte.

Proviamo a definire meglio allora i campi della sperimentazione e le soglie di confine. C’è una video arte più mentale, concettuale, e una più immediata… poi c’è una video arte che vive molto bene nelle gallerie e nelle installazioni e soffre nei festival. Poi ci sono i corti al confine con l’ambiguità e col cinema, le animazioni, il found footage… quali sono i campi che più ti attraggono. Cosa hanno, per dirla banalmente, in comune, ammesso che ci siano un solo o solo pochi elementi, i video che proponi nelle tue iniziative?

Si, ovviamente se apriamo il file della categorizzazione, possiamo trovare infinite possibilità di parcellizzazione…

Se parliamo del festival, che ha una giuria, parzialmente sempre diversa, credo che sia difficile trovare un fil rouge tra i 30 video selezionati per ogni edizione. Molto incide lo sguardo soggettivo dei giurati. Mi piace pensare che lo sforzo comune sia quello di premiare la padronanza delle tecniche e l’elan artistico.
Se parliamo invece dei progetti speciali – da 100×100=900“, a F.I.V.E. e Foods – c’è ovviamente un legame determinato dal tema del progetto, ma poi gli artisti lo hanno sempre interpetato con la massima libertà, anche sorprendendomi.

Ad esempio, in quello che a mio avviso resta il più importante (ed il più interessante), realizzato per celebrare i 50 anni della videoarte (2013), cioè “100×100=900“, l’idea era quella di raccontare un secolo, il ‘900, attraverso 100 video, realizzati da 100 artisti diversi, uno per ciascun anno. Ebbene alcuni artisti hanno scelto di rappresentare il proprio anno, con un lavoro video che parlava di esperienze assolutamente personali!
 Al di là, quindi, della aderenza formale al tema, così come della scelta linguistica e/o narrativa, la forza complessiva di quel progetto – il suo valore, direi – sta soprattutto nella sua molteplicità, nel suo essere multiforme.

Il fatto che, dei tre, sia stato e sia quello di maggior successo – nonostante le oltre sette ore e mezzo di proiezione totale, quasi 70 screening in 29 paesi, per oltre 450 giorni complessivi… – testimonia il fatto che ci sia una ricchezza artistica nell’insieme, ben più che nella singola opera video.


Nel mio lavoro, che credo possa definirsi a cavallo tra il curatoriale ed il manageriale, ho sempre cercato di offrire spunti, ma quello che mi interessa è la singolarità dell’artista, la sua personale chiave di lettura.

In questo senso, non ho una particolare propensione per un genere piuttosto che per un altro: ciascun opera, può affascinarmi – o meno – indipendentemente dalla sua forma. Un po’ come, credo, accade a tutti nelle relazioni personali.

Link utili per conoscere meglio il lavoro di Enrico Tomaselli

Magmart su Google Arte and Culture

Magmart Festival

Progetto 100×100=900

Progetto F.I.V.E.

Progetto FOODS