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23/02/2017

Tapio Wirkalla design del quotidiano

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Tapio Wirkkalla nasce nel 1915 a Hanko, compie gli studi alla Scuola Centrale di Arte e Artigianato di Helsinki, dove si laurea nel 1933, specializzandosi in scultura decorativa. Nel 1946 vince un concorso indetto dalla ditta Ittala riguardante il vetro intagliato, la preziosa ditta finlandese lo assume, e la loro collaborazione durerà fino alla sua scomparsa nel 1985. Nel 1947 inoltre vinse il primo e il secondo premio, come grafico, in un concorso indetto dalla banca centrale finlandese per il disegno delle nuove banconote, le banconote in circolazione fino a poco tempo fa, cioè fino a prima dell’euro, erano quelle disegnate da lui. Acquisì molta popolarità anche all’estero negli anni 50 e 60. In particolare vinse il primo premio in tre diverse specialità, legno, vetro e design sia alla Triennale di Milano del 1951 che a quella del 1954, in entrambe era responsabile dell’allestimento per il padiglione finlandese. Vinse premi anche alle Triennali del 1960 e del 1964, sempre a Milano: un primo e un secondo premio. Dal 1954 cominciò a lavorare a New York e a cavallo tra il 1955 e il 1956 collaborò allo studio di Raymond Loewy, dove probabilmente prese dimestichezza con i problemi relativi alla produzione industriale. Nel 1956 iniziò invece una preziosa collaborazione con l’azienda tedesca di Philiph Rosenthal, per il quale fece un set di ceramica nera. Numerose le collaborazioni di questi anni, dal 1956 con la A-Studio di A. Alström Concern come Designer industriale, e negli anni 60 e 70 spesso in Italia per le ceramiche di Faenza o a Venezia, con la vetreria di Venini. Si aprì uno studio personale solo nel 1966. Lavorò molto sia in patria, sia all’estero, in Europa e in America Latina.

Nel 1967 per la mostra di Montreal “l’uomo e il mondo” realizza una scultura lineare di nove metri chiamandola “Ultima Thule”. Nello stesso anno realizza anche una serie di bicchieri in vetro brinato per l’azienda Iittala, con lo stesso nome, cogliendo l’occasione del primo collegamento transatlantico della Finnair.  Allo scadere dei diritti di proprietà la serie è stata messa in vendita con grande successo. Vinse molti premi tra cui la World Fair di Bruwelles del 1957 e acquisì alcune importanti onorificenze, tra cui quella di Royal Designer per Industrie a Londra nel 1964, la laurea honoris causa Royal College of Arts, assieme a Jean Renoir e a Giacomo Manzù, sempre a Londra nel 1971 e di membro onorario dell’Accademia Finnica dal 1972. Morì a Helsinki nel 1985

Molti suoi lavori possono essere ammirati nei più prestigiosi musei del mondo, al MOMA e al Metropolitan di New York, ma anche allo Stedelijk Museum di Amsterdame al Royal Ontario di Toronto.

I LAVORI

In un articolo introduttivo al suo lavoro sul giornale americano Interiors del 1953, egli stesso dichiara “Prendi un pezzo di ghiaccio in mano e trovaci dentro la tua cultura; trovala in una pietra levigata dalle rapide, e nella sabbia modellata dalle onde”. Nel seguito dell’articolo viene salutato come un poeta del legno e del vetro e viene sottolineata la delicatezza delle sue creazioni, l’eleganza, ma anche la robustezza scultorea. Tapio Wirkalla cresce in una famiglia con tradizioni artistiche, la madre faceva intagli di legno, e il padre, architetto di cimiteri, era anche un ottimo conoscitore di arti minori. Tuttavia l’inizio della sua carriera fu modesto e poco sopravvive fino a ora. Solo dopo il premio per la Ittala nel 1946, si immerge entusiasticamente nell’apprendimento delle tecniche di lavorazione del vetro, mentre i migliori risultati gli vengono dalla scultura e dal design. Nello studio che gli è stato riservato dalla Ittala, con la quale non smetterà mai di collaborare usa tecniche antichissime e ne inventa di nuove, lavora il vetro, la ceramica, il legno pluristrato e l’argento. Per il suo lavoro trae spesso ispirazione dalla natura e dalle forme naturali. Molto belli i piatti a forma di foglia, le composizioni in legno laminato che riprendono le tecniche costruttive delle eliche per aereo, lavorate in compensato di legni diversi e i bicchieri in vetro Ultima Thule, che prendono il nome dalla scultura gocciolante presentata a Montreal nel 1967.

Questi ultimi sembrano “cristallizzare l’immagine naturale del ghiaccio che si scioglie”(Harri Kalha). Infine molto interessanti anche i vasi che ripetono le fibre del legno con cui sono stati impressionati. Negli anni sessanta in Finlandia si fecero strada correnti artistiche di design, che seguono le teorie del designer Kaj Franck, il quale convincerà le due aziende del gruppo Wärtsilä: Arabia e Nuutajärvi a prendere la storica decisione di lasciare la firma del designer solo per gli oggetti dedicati alla produzione artistica. Predicavano la funzionalità, l’anonimia dell’autore e il basso costo. Wirkkalla, che venne al tempo criticato perché i suoi sono soprattutto oggetti-scultura, si difese dichiarando che la forma dei suoi oggetti “serve alla bellezza”, e che “qualcuno doveva pensarci”. Per lui spesso si parla di “sculture organiche”. Nel 1954, come designer disegna la copertina di una mostra itinerante “Design in scandinavia” che durò dal 1954 al 1957 e toccò 24 Musei del Nord America, mostrando in tutto 240 designer delle 4 nazioni scandinave, l’impostazione critica della mostra fu contestata dai alcuni articoli finlandesi. Il critico svedese Gottard Johansson, infatti, anche nell’articolo introduttivo del catalogo, enfatizzava gli elementi in comune dei 4 paesi senza assolutamente tenere conto delle varie peculiarità.

Negli anni settanta Wirkkalla si ritira in Lapponia con la moglie, ma in realtà sia il suo abbandono di New York, sia il suo rifugiarsi in una casa di tronchi di legno raggiungibile solo a piedi, aumentano la sua fama di uomo amante della sua terra e della bellezza della natura. Questo sebbene continui costantemente a lavorare per le aziende europee e latine. Assieme a Tapiovara, design noto per le sedie e per essersi posto il problema dell’imballaggio e del trasporto e soprattutto a Sarpaaneva, noto per gli ambienti espositivi e per gli oggetti di vetro colorato, rappresenta la vetta, anche dal punto di vista della notorietà e del riconoscimento, del design finlandese degli anni ’50. Molto amata e ancora ricordata spesso come la mostra che li ha portati alla ribalta, è il padiglione finlandese della Triennale di Milano del 1951, dove Wirkkalla vinse il primo premio in ben tre specialità “ipnotizzando”, si disse, la giuria e gli spettatori.