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15/02/2017

Design, architettura e Finlandia

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Michael Frampton nota due tendenze nell’architettura finlandese di inizio ‘900 che definisce: il Romanticismo, che prende il via circa dal 1895 e deriva dal revival del gotico, filtrato attraverso lo stile dell’americano H.H. Richardson, e il Doricismo, che prende il via dal classicismo romantico di Shinkel. Helsinki, città fondata nel 1817, infatti aveva i suoi edifici più rappresentativi: Il Palazzo del Senato, l’Università, e la Cattedrale, costruiti tutti dopo il 1818 su progetto di Carl Ludwig Engel, amico appunto di Schinkel, e ispettore ai lavori pubblici in Finlandia assieme all’italiano Carlo Bassi. I due avevano contribuito molto a mediare lo stile russo del periodo di dominazione dello Zar Pietro il Grande, pieno di edifici religiosi con cupole e coperture stravaganti. Nell’Esposizione Internazionale di Helsinki del 1876 si nota già una ricerca di forme nuove sugli esempi nordamericani di Richardson, ma il nuovo stile raggiunge una maturazione solo intorno al 1895, assieme alla maturità stessa di artisti come Eliel Saarinen, Herman Gesellius, Armas Lindgren, e Lars Sonck, in parte proprio dovuto al desiderio di trovare uno stile nuovo rispetto a Helsinki, troppo legata alla dominazione russa; e in parte dalla necessità di sfruttare la grande abbondanza di granito locale, si veda la chiesa di S. Michele, costruita a Turku nel 1895, proprio da Sonck. (FOTO)

È del 1904 la famosa casa studio a Hvrittäsk di Gesellius, Lindgren e Saarinen. Molto importante per la storia del design finnico anche la Iris Room per il padiglione finlandese dell’esposizione di Parigi del 1900, che vede protagonisti Gallen-Kallela, Finch e i coniugi Sparre, gli ultimi tre produttori di mobili e ceramiche, tutti chiamati per l’occasione da Saarinen. Finch, tra l’atro, dopo aver studiato in Belgio da Van De Velde andrà ad insegnare a Helsinki, spingendo molti giovani a recarsi a Weimar per perfezionarsi. In quegli anni, di grandi cambiamenti per lo stato finlandese, il romanticismo nazionale è molto forte, anche nella pittura e nella letteratura, sebbene spesso legato alla borghesia; sotto la dominazione russa, ad ogni modo, si ottiene il voto alle donne, le avanguardie si sentono più missionarie e il movimento di liberazione popolare influenza sempre più le correnti artistiche, si fanno strada sempre più le condizioni per il funzionalismo.


Di ritorno da Weimar, S. Frosterus (1876-1956) con Van De Velde inizia i lavori per il grande magazzino Stockmann, al centro di Helsinki e scrive di forme eleganti, piene di vita, che rivelino al tempo calma e sangue freddo, un razionale uso del materiale, una maggiore parsimonia; egli sostiene che “un edificio non deve essere più una silhouette pittoresca e nemmeno una massa immobile: ma un organismo vivente che corrisponda ad uno scopo bene definito, disegnato come modello ed adattato alla realtà”, sostiene infine che bisogna imparare più dalle macchine che dagli stili storici.

Sulla rivista Ateneum, G. Strengell (1875-1973) scrive in un articolo titolato “Nuovi valori estetici”: “purezza del materiale da costruzione in uso, forza persuasiva, verità chiara ed aperta dell’edificio che viene modellato di nuovo dall’interno verso l’esterno, come deve essere”. Sostiene in definitiva che la bellezza non è la decorazione, bensì una sedia è bella se ben costruita e se serve al suo scopo. La natura è l’artefice, il brillare del metallo e le venature del legno sono sufficienti. Figure di spicco di questa nuova tendenza sono Arttu Brummer, che con Lindgren fonda l’ORNAMO, Associazione di industriali e designer, che nella loro lotta contro la supremazia accademica degli architetti ottengono la storica vittoria di avere Strengell, come supervisore responsabile al padiglione per L’esposizione di Parigi del 1925. Si aggiunga Paavo Tynell (FOTO), un fabbro che collabora con l’istituto di design industriale di Helsinki, dove insegnerà anche, e che in seguito fonda una piccola organizzazione artigiana, che diverrà la ditta TAITO, in cui lavoreranno molti dei suoi alunni più bravi, tra cui Alvar Aalto.

Il 6 dicembre 1917 è l’anno dell’indipendenza finlandese; trattandosi purtroppo di una data troppo vicina alla guerra, non accelererà la ripresa produttiva. Si farà presto strada la corrente Funkis, cui fanno parte E. Brygmann, V. Revel, e A. Aalto, che critica la pesantezza tedesca e apre ad una nuova visione industriale, con largo impiego di nuovi materiale, tra cui l’acciaio, il vetro e il cemento armato, inoltre tutte le produzioni riprendono nel primo dopoguerra (smalto, acciaio, ceramiche, legno, tessuti e case prefabbricate).

L’inizio di Alvar AAlto, intorno al 1922 è invece influenzato dall’opera dell’architetto svedese Asplund, di carattere vagamente doricista, a cui bisogna aggiungere la passione per il linguaggio locale, per l’austerità di Hoffman e l’italianità di Shinkel. Nel 1927 Aalto si volge piuttosto a un classicismo romantico, si veda la Biblioteca di Viipur (FOTO), ancora sotto l’influenza di Asplund. Nel 1928 conosce ed è influenzato dal costruttivista olandese Duiker, e l’anno dopo si avvicina alla posizione economicista assunta dagli architetti tedeschi della Neue Sachlichkeit al CIAM di Francoforte, dedicato all’Existenzminimum, si veda il suo progetto per appartamento per la Società finlandese delle arti e dei mestieri del 1930. Sebbene disegnasse mobili già dal 1926, solo dal 1935 disegna i mobili per ARTEK su larga scala, e si avvicina al movimento finlandese nazional romantico di Saarinen, Gallen-Kallela e Sonck. Si fa molto forte l’attenzione, potremmo dire, all’uomo e alle sue esigenze sia nella biblioteca di Viipuri che nel Sanatorio di Paimio. Il crescente livellamento sociale della società finlandese fa si che il funzionalismo incontri meno resistenze che altrove in Europa. Negli anni trenta le figure principali sono gli stessi Aalto e Tynell. N.G. Hahl, a sostegno scrive che l’arte in Finlandia è concepita per individui o per pochi, e che solo raramente abbiamo elementi standard prodotti da fabbriche, ma che se ne sente il bisogno, si rammarica quindi che si lavori solo per una parte della società.

Nel 1938 i russi al confine non annettono la Finlandia ma occupano la regione careliana e pretendono dure sanzioni economiche che rallentano un po’ la ripresa finnica. È invece nel boom del secondo dopoguerra, una volta sanati i debiti con la russia, grazie anche allo sviluppo delle comunicazioni di massa, che i designer finnici acquistano grande fama e risonanza nel mondo. In questo clima si situa l’opera di Tapio Wirkkalla (FOTO), una delle figure più interessanti del design finnico della seconda metà del secolo.
Segnalo altre tendenze interessanti, tra cui quella contestataria di Kaj Frank, sostenitore dell’importanza del prodotto e dell’anonimia dell’autore, molto noto nel ramo dei tessuti e delle ceramiche negli anni 40.
Molto interessante anche la contestazione del gruppo femminile Marimekko (letteralmente la veste di maria), che cerca di assurgere a mass medium la semplicità contadina e dichiarando “non si può rinunciare al superfluo” realizza tessuti in cotone stampati a mano. Tuttavia rischiano la bancarotta nel campo del design, e dovranno ritornare per lo più a occuparsi di tessuti. Si nominano gli ideali costruttivisti di polifunzionalità, mobilità e scomponibilità, come tendenza odierna realizzata dal mercato.