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09/02/2017

Che ci faccio qui?

evento

Mostra a cura di Pensiero Meridiano al Mlac Roma

15 novembre 2016-12 gennaio 2017

Che ci faccio qui? è una domanda-soglia. Sorta di soglia di percezione da attraversare. Necessario momento di incomprensione. È stato detto del Pasto nudo di Burroughs che si trattava “del momento esatto in cui ciascuno vede cosa c’è sulla punta della forchetta”.
La definizione è di Norman Mailer al processo per oscenità riguardo al libro.
Le informazioni che abbiamo riguardo al nostro mondo personale vivono in larga parte di sedimentazioni, dati di fatto acquisiti di cui abbiamo perso il punto di partenza.
Eppure esiste un istante, solo uno, in cui il cibo ritorna ad essere vivente, cadavere, oppure atomi, materia.
C’è un momento in cui questo, tutto questo, non ha senso, me che leggo questo articolo, questo luogo, questo sentimento, questa condizione. Chatwin su un letto di ospedale.
E ci sono momenti, istanti, di rientro, che hanno in comune la riacquisizione di sé come di un guardatore esterno, non più sopraffatto dalle cose.

Andrea Aquilanti Noi non siamo qui 2016
Silvia Giambrone - Nobody's Room e Vertigo -2015
Marina Paris - Undercostruction 11 e 12 - 2015
Davide Dormino - L'ipocrita: grandi funerali per il defunto principe - 2012
Cèsar Meneghetti - Beloved one 7 -There's a future in our past-2013

Guardare e guardarsi dentro rischia necessariamente sempre di riportare tutto davanti a quella soglia. Scavalcarla o ignorarla diventa impossibile. Guardarla, tuttavia, significherebbe realizzare (nel senso di rendere vivido con la mente) l’irrazionalità della vita, dei suoi movimenti, della sue scosse.
E nella vita c’è la violenza e c’è il domestico, c’è l’intimismo, l’amore, la ricerca di sè e della propria sparizione, c’è l’abbandono e la precarietà.
Che ci faccio qui? Vuole essere una riflessione sull’arte in relazione all’esistenza. L’analisi si muove dall’intimismo, dalla percezione della propria presenza fino al desiderio di esplicitare questa, di dare voce all’io. L’arte come doppio della realtà o come sua emanazione, infine come tentativo di imbrigliare e immortalare quello che per sua natura è effimero e transitorio.
Il lavoro degli artisti in rassegna cerca qui una sua particolare declinazione, tenta un esorcismo, fa capolino il tema della presenza. Che ci faccio qui? rappresenta lo stupore e il tormento della percezione del mondo.
Si tratta di una rassegna sulla ricerca di se stessi, dalla dimensione intima a quella universale, dalla vita quotidiana al sovrappensiero. Le opere scelte mostrano una ricerca di senso, la comprensione o il dubbio della propria presenza e al contempo la voce che questa ricerca fa scaturire nell’operazione artistica stessa.

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