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24/01/2017

Cachè Memories

Schermata 2017-01-24 alle 11.27.25

Cachè memories_ from Luca Manes on Vimeo.

“Anche in un altro suo recentissimo video, Caché Memories (2013), Manes lavora sul dialogo tra immagine statica e dinamica, ma stavolta all’interno di una stessa inquadratura scomposta in una serie di riquadri: in alcuni le figure sono in movimento, in altre sono congelate. Il compositing digitale in questo caso consente di frantumare lo spazio-tempo, di scomporlo in tante unità regolate da differenti statuti temporali.”
(Bruno Di Marino)

Si tratta di congelare un’immagine della memoria, come una memoria nascosta, qualcosa che viene fuori guardando, o perdendosi nel sovrappensiero, sempre Bruno Di Marino scrive:

“Prima ancora del congelamento di un’immagine c’è il suo rallentamento che, nell’era digitale, ha raggiunto un grado assoluto di perfezione.
(Bruno Di Marino)

In questo lavoro di Manes il rapporto è tra il movimento e la stasi. Un rapporto non univoco in cui il movimento sembra nascere dalla stasi e muoversi verso essa. La stasi, a sua volta, pare ingoiare, inghiottire il  movimento come parte integrante di sè. L’immagine è quadro della memoria. Dentro la cornice qualcosa è accaduto e si è fermato per sempre. Come una pulsazione, un moto del cuore dato dalla vista.

Ancora più forte è il rapporto tra qualcosa di mentale e qualcosa di fisico. Il sedimentare di immagini felici, il loro congelarsi, avviene nella coscienza, nel sovrappensiero. Il loro estendersi in video, in immagine in movimento, è parte integrante di questo congelamento.

Un estendersi che mostra le immagini ognuna uguale e diversa dall’altra: sezioni di un pensiero, angoli di vissuto. Forse semplici divagazioni su un tema, note su di uno spartito, uno jazzare per moduli nella maniera in cui potrebbe intenderlo Mondrian, tuttavia un jazzare del vissuto. Lavoro che vibra al confine tra la malinconia serena e il ricordo lontano, come se le cose ricordate prendessero vita e divenissero cose in sè. Immagine costituita da un analogon della realtà vissuta e dalla sua codificazione sentimentale. (da Roland Barthes ne: La camera chiara: “L’immagine pur non essendo il Reale ne è quantomeno l’analogon perfetto poichè porta sempre con sè il suo referente e lo trasmette alla lettera.) In un certo qual modo, perfino trasfigurazione.

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