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21/10/2016

K – César Meneghetti

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Per Cesar Meneghetti esistono quadri in movimento dentro cui prolifera la struttura stessa della vita. Con essa e dentro essa si muove il senso di identità, che altro non è se non un posizionarsi all’interno, stare dentro alla vita, crescerci a forza di guardarla con occhi, attenzione, emotivamente mai vergini. Dato che nemmeno il soggetto è fermo.

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C’è un punto di partenza (chi si è) e c’è un punto guardato. E infine, come terminale, c’è un punto-composizione, un’azione artistica che ferma il movimento in pensiero.
Una mostra di video e foto, in cui si alternano paesaggi e volti, interviste e video ambientazioni in cui lo scorrere lento della natura e il suono creano la situazione pittorica.
Ogni still è natura ferma di qualcosa in movimento, ogni movimento è proliferare, vivere.

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Del progetto fanno parte delle video interviste di Meneghetti. In queste notiamo che ogni persona si ferma e indaga se stessa, le sue conoscenze o i suoi ricordi punta essa stessa il naso dentro a questo pensiero di movimento, lo odora, ci si inebria, si accorge di essere parte di un tessuto continuamente guardato. Questo tessuto modifica non solo la percezione, ma l’io stesso.

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Il quadro generale è composto da natura e uomini inglobati in spostamenti di toni cromatici e sonori. La visione si imprime, ci cattura, come suono ipnotico crescente, una lentezza che chiede di ricoprire la mente e lo schermo, per poi farsi punto fuori di esso, increspatura, bandiera, o riquadro. Ci accompagnerà nel sovrapensiero una volta usciti dallo spazio espositivo
La scoperta di una terra, in definitiva, per Cesar Meneghetti, passa dalla scoperta della poesia.

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Questo ha a che vedere tanto con l’umano scorrere dei pensieri e dei ricordi, delle ancestrali abitudini, delle conoscenze e dei rituali, quanto con i colori e con l’animo che si perde dentro al mare delle sensazioni.

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L’arancione, la sabbia, l’acqua, il sole, il pensiero stesso, sono numerate vicissitudine che ipnotizzano e ci lasciano a naufragare con la mente nella distrazione dei pensieri.
Immersi nel mondo che indaga i mondi ci ritroviamo a fissare la mente su un suono e su un colore e a percepirlo come perfettamente identificato: Africa, ad esempio, pensiero chiamato Africa. I luoghi “catturati” dalla camera sono luoghi la cui anima vibra e si sposta, proprio come la mente che rimane mobile in superficie nella meditazione tenendo saldo il centro o come l’oceano, laddove la quiete, la stabilità, la pace, il senso, sono completamente all’interno. La forza è all’interno, la vita è ovunque.

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