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13/10/2016

Norman McLaren o “dell’astrazione”

pas-de-deux2_blogue

“Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?”
Andy Warhol

E tuttavia ogni elemento può essere reinvestito di senso e “astratto” dal contesto.Può nondimeno essere “l’astratto” del contesto: nucelo simbolico rappresentativo da indagare. Strada per giungere alla costituzione di una meta-visione. Sineddoche, ad esempio. In definitiva l’astrazione è un’investigazione sugli elementi (non necessariamente puri) di “qualcosa” e sul loro senso speculativo. Rende e dona alla cosa investigata un punto di arrivo.

Il punto di partenza non è negato, ma rivisitato. Tolto dal luogo della sua creazione. Nel lavoro di McLaren, in cui la tecnica è sempre funzionale allo spunto narrativo si snoda un percorso poetico e didattico. Questo avviene ugualmente sul piano tecnico e su quello lirico.

La cosa narrata viene guardata, nominata, codificata in una nuova relazione col prima e col dopo. Si costruiscono nuovi legami in un nuovo schema narrativo non lineare, non temporale. Ci si presenta come luogo delle visioni che generano mondi.

Temi e modi sono di tipo musicale e ci aiutano a costituire delle griglie emozionali.

“Norman McLaren. Regista scozzese, naturalizzato canadese, del cinema di animazione, nato a Stirling l’11 aprile 1914 e morto a Montréal il 26 gennaio 1987. Artista-artigiano per eccellenza, esplorò incessantemente le possibilità tecniche e linguistiche del cinema di animazione, senza tuttavia mai dimenticare l’esigenza morale di stabilire una forte comunicazione con il pubblico. La sua filmografia conta sessantasei opere, tutte caratterizzate da un’incessante ricerca e da un implacabile rigore compositivo. Tra le tecniche da lui inventate (o recuperate dalla storia del cinema) e portate al massimo livello espressivo vi sono le varie forme di disegno diretto su pellicola (graffiando o incidendo l’emulsione fotografica, creando in tal modo effetti di profondità di campo e addirittura di stereoscopia), il suono animato (disegnando nella zona della pellicola riservata alla colonna sonora) e quello sintetico (fotografando in quello stesso spazio una serie di cartoncini di dimensioni e forme predefinite), l’animazione di esseri umani (pixillation), di oggetti (stop-motion) o di elementi ritagliati (découpage), della pittura (il film nasce dalla continua metamorfosi di un quadro), la sovrimpressione alla camera ottica (slow-motion animation). L’intimità con la pellicola derivante dal tracciarvi immagini, molto simile a quella del pittore con la sua tela, portò McL. a scandagliare le unità minime del linguaggio cinematografico. è uno dei cineasti più premiati della storia del cinema: vinse tra l’altro un Oscar per il migliore documentario nel 1953 con Neighbours (1952). “

(da Enciclopedia del Cinema Treccani 2003, testo di Alfio Bastiancich)